«Continuiamo a chiederci perché il centrodestra vuole cambiare una norma che funziona». A dichiararlo sono Domenico Ravetti, Domenico Rossi e Diego Sarno, a margine della seduta congiunta delle commissioni Sanità, Attività Produttive e Legalità del Piemonte. Nel corso della riunione, l’assessorato ha fornito i dati di verifica per la legge regionale ‘Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico’.

«Ancora una volta, nonostante le ripetute sollecitazioni – spiega Ravetti – non sono stati convocati tutti i soggetti che hanno partecipato alla ricerca. Avremmo voluto approfondire con loro i dati emersi dalla ricerca IRES che confermano come la norma stia avendo buoni effetti, peraltro non smentiti né dall’assessore né da nessun esponente del centro-destra oggi presenti». Rossi riporta che il gioco fisico in Piemonte è diminuito del 9,7% (-497 milioni di euro) dall’entrata in vigore della legge, mentre secondo i dati in possesso della Regione la diminuzione dei posti di lavoro nel comparto si attesta di qualche decina.

«Ci chiediamo, inoltre, come mai non sia ancora partito il piano di comunicazione e prevenzione già predisposto dagli uffici e che attende solo il via libera della Giunta – aggiunge Domenico Rossi evidenziando come – il distanziometro e i limiti di orario sono importanti per limitare la pervasività dell’offerta di gioco, ma occorre anche un lavoro culturale ed educativo per vincere la sfida contro il GAP».

Diego Sarno sottolinea anche delle lacune nell’applicazione della norma nei controlli: «Nel corso della commissione è arrivata anche la conferma della difficoltà da parte delle amministrazioni nel controllo sulle sale VLT e scommesse che avevano tempo fino al 2 maggio dello scorso anno per adeguarsi alla normativa».

«Anche oggi – concludono i consiglieri – non è stato fornito alcun elemento tale da giustificare le richieste di modifica della legge. Non è stato portato nessun dato a sostegno delle tesi che in questi mesi la destra ha più volte dichiarato: né sull’eliminazione di un intero settore (che rimane in buona forma), né sullo spostamento verso l’online, né sull’aumento del gioco illecito, così come i dati sull’occupazione risultano decisamente meno preoccupanti di quelli raccontati».