Il Consiglio della Regione Piemonte sta in questi giorni mettendo in discussione la legge 9/2016 che limita il gioco d’azzardo.

“L’attuale legge – spiega Leopoldo Grosso, psicoterapeuta e presidente onorario del Gruppo Abele – stabilisce una distanza minima tra i locali in cui si può giocare e i luoghi di aggregazione sensibili al richiamo (scuole, in primo luogo), ed è l’unica in Italia che estende il divieto ai locali già esistenti e non solo quelli di futura apertura. In virtù di questo provvedimento, votato all’unanimità (tranne un astenuto) da tutte le forze politiche del Consiglio regionale della precedente legislatura, il Piemonte è l’unica regione in Italia che ha visto calare il volume di gioco nel 2017 e nel 2018. Secondo lo stesso Ente di ricerca della Regione Piemonte si sono giocati quasi 500 milioni di euro in meno (497 per l’esattezza), con una diminuzione delle perdite per i giocatori di 113 milioni di euro. Il beneficio, sia in termini economici che di salute dei cittadini, è dimostrato. Perché mai ora la nuova maggioranza regionale intende abrogare l’articolo di legge a cui di debbono i risultati conseguiti?”.

Il mondo delle associazioni, dei servizi, degli esperti, dei familiari dei giocatori d’azzardo e Libera e Gruppo Abele in primis, manifestano la propria contrarietà e hanno chiesto alle commissioni del Consiglio regionale presso le quali è al vaglio la proposta di modifica della legge, di essere convocati al più presto e ascoltati per un confronto imprescindibile.