“Per il momento la proposta di legge della Lega che voleva modificare l’attuale normativa sul settore dei giochi è stata sospesa, ma temiamo che ben presto tornino all’assalto con altre proposte”. Lo ha detto Monica Canalis (nella foto), vice segretaria e consigliera regionale del PD in Piemonte, intervenendo a Radio Immagina.

“Noi come Partito Democratico siamo molto attenti al problema occupazionale. Abbiamo studiato quanto successo in questi anni con la legge attuale e abbiamo visto che non si sono persi posti di lavoro. Nelle sale slot se ne sono persi 52 ma se ne sono acquistati quasi 200 nelle tabaccherie dal 2016 al 2019. La legge piemontese non è proibizionista, ma va semplicemente a regolamentare il settore del gioco che era diventato una vera e propria piaga sociale. La legge pone solo dei limiti e ha dato in questi anni il tempo alle attività per adeguarsi, per alcuni addirittura 5 anni di tempo. Molti non si sono adeguati e hanno sperato nella Lega per poter evitare il rispetto della scadenza. Ora dopo maggio 2021 potrebbero perdersi posti di lavoro ma questo per colpa degli imprenditori che hanno voluto sfidare l’applicazione della legge e non si sono adeguati. Altri lo hanno fatto e quindi se la legge venisse modificata probabilmente questi farebbero ricorso perchè verrebbe leso il principio della concorrenza. Noi abbiamo proposto alla Lega di mettere in piedi tavoli per formare gli operatori usciti dal settore e fare un procedimento di reindustrializzazione del settore, una riconversione. Ma figuriamoci se la Lega ci ascolterà. Loro subiscono in modo passivo le pressioni di questa lobby molto potente, hanno un debito elettorale che hanno contratto nella campagna del 2019. In tutto questo va sottolineato il silenzio del presidente Cirio, che è sempre stato favorevole al gioco d’azzardo. Non si è ancora espresso su quello che sta accadendo in Piemonte. La popolazione sente tantissimo il tema, che non va politicizzato, è molto tecnico. Il settore del gioco è anche esposto alla criminalità organizzata. La questione andrebbe affrontata a livello centrale. Le Regioni possono trovare difficoltà a porre degli argini al dilagare delle slot. Serve un intervento coordinato a livello nazionale. Il tempo è arrivato, la popolazione è matura, ora è possibile porre dei limiti e restituire alla politica un ruolo prioritario in questo campo”.