Giorgio Bertola (nella foto), consigliere 5 Stelle e presidente della commissione legalità in Piemonte, attacca la nuova proposta di legge in tema di gioco legale che è stata presentata nell’ultima seduta congiunta di Commissioni Legalità, terza e quarta del Consiglio Regionale: si tratta della Pdl 99 che riscrive l’attuale normativa (9/2016).

“La maggioranza aveva tentato un colpo di mano. Se in quella sede (nell’ambito della discussione del disegno di legge Omnibus, ndr) la maggioranza aveva tentato di imporre un emendamento che avrebbe eliminato la retroattività della norma, in questo caso ci troviamo di fronte a una nuova proposta che intende abrogare completamente la normativa del 2016 per sostituirla con una completamente nuova. Questa crea diverse preoccupazioni perchè i luoghi sensibili diminuiscono, la regola sulle distanze diventa di 250 metri per tutti i Comuni e sparisce l’articolo che aveva permesso ai sindaci di fare ordinanze che limitavano gli orari di esercizio degli apparecchi. Trattandosi di una legge nuova ed estranea al precedente iter di legge – spiega Bertola – pretendiamo quindi che vengano nuovamente ascoltate tutte le realtà territoriali coinvolte nella questione, dai Serd alle associazioni che si occupano di tutela della legalità”.

E ancora: “In questo momento c’è un focus sbagliato sulla questione, la Lega e tutta la maggioranza mette il focus sulle attività produttive, sul commercio, sull’aspetto legato all’economia, invece la Regione Piemonte nel 2016 ha legiferato principalmente per la tutela della salute e deve tornare ad essere questo il focus, la prevenzione del gioco d’azzardo patologico”.

La proposta di legge confermerebbe il Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, quindi tutta la parte relativa agli strumenti di prevenzione e sensibilizzazione sulla ludopatia. Per Bertola: “In primo luogo se si propone una legge più liberale sarebbe opportuno potenziare il piano di contrasto alla ludopatia e non lasciarlo invariato. E’ facile scrivere che si prepara un piano, più difficile è poi attuarlo. Inoltre il piano contenuto nella legge del 2016 non è mai partito: ci sono fondi sbloccati dalla Conferenza Stato-Regioni e già stanziati che attendono soltanto di essere impiegati ma che, a oggi, ancora sono fermi”.

Infine: “Come opposizione sappiamo che non abbiamo i numeri per difendere quella legge. Non ce la possiamo fare da soli. Fuori però c’è un mondo che può essere di supporto. L’obiettivo massimo è lasciare la legge del 2016 così come è e dare attuazione al piano di cui parlavo. L’obiettivo minimo è di lasciare almeno le tutele che già c’erano, come la possibilità dei sindaci di limitare l’esercizio degli apparecchi da gioco, più altre norme a tutela come quelle sui luoghi sensibili, che devono essere efficaci. Sarà molto importante che le realtà che operano nel settore facciano sentire la propria voce e siano in grado di riportare il tema nel contesto corretto, che deve necessariamente essere quello della salute pubblica”.