Nella mattinata di ieri, l’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte ha partecipato alla consultazione sul disegno di legge regionale n. 144 “Contrasto alla diffusione del Gioco d’azzardo patologico (GAP)” che andrebbe a sostituire l’attuale legge n. 9/2016.

“Il nuovo disegno di legge – afferma Antonio Attinà (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) – presenta diverse criticità. Ad esempio, tende ad annullare gli effetti del cosiddetto distanziometro introdotto dalla legge n. 9/2016. Accogliamo positivamente il passaggio da 300 a 400 metri della distanza degli apparecchi da gioco dai luoghi sensibili nei comuni sotto i 5.000 abitanti; dall’altro non comprendiamo perché per i comuni più grandi sia stato utilizzato il criterio opposto diminuendo la medesima distanza da 500 a 400 metri. Ci sembra un ulteriore elemento critico quanto previsto all’art. 18 in riferimento alla possibilità di reinstallare gli apparecchi da gioco per gli esercenti che li avevano dismessi, in ottemperanza alla legge attualmente in vigore. In una politica di contrasto al gioco d’azzardo, infatti, risulterebbe più utile non introdurre nuovi apparecchi da gioco vicino a luoghi sensibili laddove erano già stati rimossi”.

Gli assistenti sociali piemontesi sostanzialmente bocciano il disegno di legge regionale ed esplicitano delle riserve rispetto al mancato coinvolgimento degli enti locali nelle politiche di contrasto al gioco d’azzardo.

“I giocatori patologici, – aggiunge Attinà – in particolare quelli che fanno uso di slot machine e videolottery, raccontano di perdere la dimensione del tempo quando sono intenti nell’atto del gioco. I colleghi che operano in questo ambito raccolgono numerose testimonianze di persone che accedono ad un locale per giocare e che escono molte ore dopo, normalmente perché rimaste senza denaro, con la percezione che il tempo passato sia di gran lunga inferiore al tempo realmente trascorso. L’alta velocità di gioco, le luci ed i suoni ipnotizzanti, le piccole vincite e le “quasi vincite”, sono alcune delle caratteristiche strutturali degli apparecchi di gioco che spingono il giocatore a rimanere legato alla macchina. Da questo punto di vista, le fasce orarie di interruzione rappresentano un importante fattore di protezione per i giocatori d’azzardo. Risulta, quindi, strategico ed efficace non uniformare le fasce orarie sul territorio regionale, come previsto dal disegno di legge, bensì prevedere che siano le amministrazioni comunali ad effettuare tali scelte, come del resto previsto nella normativa attualmente in vigore e da ricca giurisprudenza amministrativa e costituzionale. La valutazione delle amministrazioni locali è fondamentale per effettuare una lettura più precisa di quel territorio e definire azioni più specifiche. Ciò che infatti la norma dovrebbe garantire è la capacità di governare il fenomeno proteggendo quelle zone del territorio, della comunità, più fragili. Esistono zone più vulnerabili ed esposte che devono essere maggiormente protette dalle istituzioni perché ad esempio più popolate da soggetti “deboli” e a rischio quali minori, anziani, persone con precarietà o assenza occupazionale. La legge vigente all’art. 5 permette ai comuni la possibilità di individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, mentre nel DDL 144 questa possibilità non è contemplata”.

“Segnaliamo l’importante ricaduta – aggiunge Antonio Attinà – in ambito economico e sociale legata al fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Infatti, il patrimonio personale e familiare dei giocatori viene spesso intaccato con conseguenze anche molto gravi per tutti i componenti del nucleo familiare, comprese le persone più fragili ed i minorenni. Facciamo riferimento a persone e famiglie indebitate e sovraindebitate, che vivono in condizioni di grave disagio: stipendi pignorati, impossibilità di provvedere alle spese di sussistenza, separazioni e divorzi, situazioni di grave conflittualità familiare, assenze prolungate dal posto di lavoro ed esposizione al rischio di usura. In questo senso è fondamentale l’implementazione ed il consolidamento del lavoro di rete tra i soggetti e le agenzie del territorio coinvolti nel sostegno delle persone con Disturbo da Gioco d’Azzardo e delle loro famiglie che ne vivono le drammatiche conseguenze”.

L’ordine regionale valuta positivamente i risultati raggiunti dalla legge attualmente in vigore: “La legge n. 9 del 2016 è una buona legge – conclude Attinà – che ha dato risultati concreti nel contrasto al gioco d’azzardo patologico. L’introduzione di una nuova norma dovrebbe garantire un ulteriore miglioramento rispetto ai risultati fino a qui raggiunti ma, a nostro avviso, il disegno di legge n. 144 non offre le necessarie garanzie.”