“Il processo di applicazione della legge regionale ha già innescato un cambiamento rispetto ai trend che si sono osservati nelle altre regioni italiane, in termini di raccolta e spesa, ma anche sono stati raccolti dati sull’incidenza di afflusso di pazienti ai SerT che forniscono dati interessanti. Modificare la legge regionale adesso (tornando ad orientarsi verso una apertura dell’offerta fisica) significherebbe in molti casi tornare indietro, riaprendo esercizi che hanno già cessato l’attività, proprio a seguito dell’applicazione della legge. Ciò è di per sé già poco logico e tardivo, nell’ottica dell’obiettivo di mantenere il focus di attenzione sulla salute dei cittadini e non su altri aspetti coinvolti”.

Lo riferisce l’Associazione And-Azzardo e nuove dipendenze in merito alla proposta di modifica della legge regionale piemontese sul gioco.

“Inoltre, solo mantenendo invariata la normativa, nel giro di alcuni anni sarà possibile confrontare il suo effettivo impatto sull’incidenza e prevalenza del Disturbo da Gioco d’Azzardo nelle varie regioni italiane, effettuando studi indipendenti di correlazione con le condizioni di contesto. Quindi ciò rappresenta una occasione unica e irripetibile per studiare gli effetti sul decorso della patologia, utilizzando la legge regionale piemontese come variabile indipendente e i dati di raccolta, spesa, rilevazione di casi patologici, a rischio medio o a rischio basso (anche ripetendo lo studio dell’ISS con un follow up) quali variabili dipendenti. Ciò anche al fine di identificare buone prassi di prevenzione strutturale su basi documentate, e non solo. La Legge Regionale del Piemonte contiene misure inquadrabili nel settore della prevenzione, che è a tutti gli effetti un atto sanitario. In quanto tale, quindi, essa si riferisce a precisi paradigmi scientifici di riferimento, sui quali possono esprimersi solo i tecnici della materia (e non l’industria!)”.