Luigi Di Maio, intervistato da Marco Travaglio, in occasione della festa del Movimento 5 Stelle presso il Parco Peccei, Torino, 10 settembre 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Sul gioco d’azzardo l’Italia, per tramite della politica, ha operato sul gioco la più pericolosa inversione di marcia che si potesse immaginare. Nell’arco di pochi mesi, ovvero dall’insediamento del nuovo governo, si è passati dalla ‘confusa’ ludofobia diffusa al proibizionismo ‘condizionato’ del governo giallo-verde, dove il giallo, su questo tema, ha convenzionalmente più voce in capitolo sul verde.

Sul dramma che si è consumato negli ultimi mesi nel nostro paese a suon di norme che hanno portato al divieto assoluto di comunicazione sull’offerta di gioco legale e gli aumenti (senza alcuna logica se non quella di garantire ‘formalmente’ nuove entrate fiscali) delle imposte, aspettava solo di confrontarci con l’industria del gioco europea, se non addirittura mondiale. Nei giorni scorsi a Londra,in occasione di ICE 2019, c’erano un po’ tutti. Occasione deputata al confronto e agli incontri che contano, e quale migliore occasione per parlare della tempesta proibizionista italiana (chiamarla vento sarebbe riduttivo).

Ti aspetti regolatori e industria pronti ad alzare gli scudi contro quella che potrebbe rivelarsi la pericolosa deriva del populismo strisciante: quale altro tema si presta più del gioco d’azzardo a raccogliere facili (ed economici) consensi?

E invece ci accorgi che paradossalmente il modello su cui sta puntando il legislatore italiano per ridurre e scongiurare i rischi del gioco d’azzardo (e di conseguenza tutti gli interventi collegati) rappresentano l’occasione ideale per convincere tutti che l’idea di Di Maio & Co. rappresenta quanto di più sbagliato si possa fare.

Niente toni scandalizzati, niente decise prese di posizioni da parte della ‘comunità’ europea e mondiale. Quella dei politici italiani e l’ennesima ‘sparata’ di una classe politica la cui credibilità è davvero ai minimi storici.

Il mondo dei giochi ha deciso di stare sula sponda e aspettare. In tema di regolamentazione l’Italia sta dando il peggior esempio che si potesse immaginare, sbiadito ricordo di un modello che poteva insegnare qualcosa a tutti. Il fallimento del proibizionismo italiano arriverà, ai danni purtroppo dell’industria legale italiana e con sommo piacere di quelli che altrove stanno perdendo fette di mercato importanti a causa di serie politiche di contenimento dell’offerta non regolamentata.

L’industria estera a quel punto avrà la migliore occasione per poter dire che tutto si può fare, meno che seguire l’esempio italiano. E queste è anche la ragione per cui, tutto sommato, c’è una certa indifferenza rispetto a quello molti, proprio a Londra, ‘a telecamere spente’, liquidava come la marachella di un ragazzino capriccioso. MC

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