Ormai il quadro sembra essere chiaro: gli esercizi commerciali che offrono servizi di gioco legale come attività principale non potranno aprire prima di giugno.

E’ questa l’ipotesi emersa nella giornata di ieri dopo l’ennesima riunione della task force messa in campo dal governo per programmare la progressiva riapertura delle attività dopo il lockdown per l’emergenza COVID-19.

Le condizioni attuali, secondo i tecnici, non consentirebbero un piano alternativo: per bar e la ristorazione, così come altre attività che prevedono l’assembramento, l’eventuale contigentamento degli ingressi e altre misure di sicurezza non bastano per consentire l’apertura nei prossimi giorni.

Questo vuol dire, ad occhio e croce, un altro mese di stop, per un totale di circa tre mesi di stop dal decreto del Presidente del Consiglio del 7 marzo scorso.

Maggiori dettagli su un ipotetico calendario di aperture si potrà avere probabilmente il 30 aprile prossimo con una informativa alla Camera del presidente del Consiglio sulle questioni attinenti alla programmazione per la ripresa delle attività economiche.

Da qui alla fine di maggio, a quanto pare, ci sarà il tempo per capire come bar, ristoranti e altre attività di intrattenimento potranno essere messe nella condizione di ripartire, tenendo conto della specificità di ognuna. Operazione non facile che richiederà una serie di riflessioni sulla reale praticabilità di alcune soluzioni.

Ma nel frattempo cosa si farà per garantire alle aziende di sopportare questo stop?

Le misure previste dal decreto Cura Italia, che dovrebbe diventare legge nelle prossime ore, risultano essere già superate. Lo slittamento del prelievo erariale delle slot e l’inclusione delle attività di gioco tra quelle ritenute maggiormente colpite dalle misure di contenimento a seguito dell’emergenza COVID-19 poco possono di fronte alla prospettiva di tre mesi di inattività.

Ora, davvero, il comparto deve sostenere con forza la richiesta di misure concrete e non più solo dichiarazioni di intenti.