La deputata Maria Teresa Baldini (CI) ha presentato una interrogazione a risposta immediata in assemblea rivolta al ministro del Lavoro, Andrea Orlando (nella foto) per sapere se non ritenga di adottare le iniziative necessarie per introdurre l’obbligo delle certificazioni verdi COVID-19 anche nei luoghi di lavoro.

“Questa interrogazione – ha detto Baldini – è stata fatta per un’esigenza di chiarezza sull’obbligatorietà del green pass anche nei luoghi di lavoro. Un chiarimento fondamentale per tutti i lavoratori, per i sindacati e per i datori di lavoro, che richiedono regole chiare e di semplice applicazione a garanzia della loro salute, come esige proprio il dettato costituzionale. Il green pass è un tema divisivo tra favorevoli e contrari nello stesso Parlamento; uno scontro ora assurdo ed anacronistico dopo centinaia di migliaia di morti. Il Parlamento è il primo luogo di lavoro da cui tutti gli altri derivano. Ministro, sono a chiederle quali saranno le decisioni del Governo in merito al green pass, che significa soprattutto vaccinare; mentre prima era obbligatorio per medici e sanitari, bisogna riflettere che la salute del singolo passa attraverso la salute di tutti. L’Italia ha bisogno proprio di ripartire con il lavoro in termini di sicurezza sanitaria”.

Il Ministro Orlando in Aula: “È del tutto evidente che una decisione su questo ancora non c’è, quindi non si tratta di interpretare ma, semmai, di colmare un vuoto. Non so dire come sarà colmato questo vuoto, perché non va nascosto che dentro la maggioranza ci sono posizioni molto diverse. Posso dirle cosa penso; penso che il green pass sia uno strumento a tutela della salute e anche a tutela della continuità produttiva di molte realtà del nostro Paese. Quindi credo che sia ragionevole una discussione su come utilizzarlo anche in contesti determinati nel mondo del lavoro. Naturalmente, non so dire quale sarà la decisione finale, lo dico con grande franchezza; so dire, però, come decideremo, nel senso che fino a qui abbiamo sempre seguito una strada, che è quella del confronto con le parti sociali. Abbiamo siglato, in prosecuzione anche con il Governo precedente, dei protocolli sulla sicurezza che hanno garantito regole comuni in tutti i luoghi di lavoro, grazie a un’intesa tra le parti sociali. Abbiamo integrato quei protocolli e li abbiamo aggiornati alla luce della fase della vaccinazione, consentendo la vaccinazione sui luoghi di lavoro. Ci muoveremo nella stessa direzione, cioè cercando di costruire regole che nascono, al di là della loro fonte, da un dialogo sociale, perché credo sia l’unica strada attraverso la quale si può cogliere l’obiettivo, che è quello di sconfiggere il virus e, contemporaneamente, di evitare un ulteriore pregiudizio alle attività economiche ed al lavoro nel nostro Paese”.

Nella interrogazione si faceva un chiaro riferimento al decreto-legge n. 105 del 2021, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche, che prevede dal 6 agosto 2021 la possibilità di accedere ad una serie di servizi, in zona bianca, soltanto ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19. Nel dettaglio: per accedere a bar e ristoranti, se si consuma al chiuso, per palestre, cinema, teatri, musei, eventi sportivi o concerti, piscine, centri termali e fiere e quant’altro (incluse quindi anche le attività di gioco, ndr); la disposizione si applica anche nelle zone gialla, arancione e rossa, qualora queste attività siano state autorizzate.

La deputata ha replicato: “Capisco, Ministro, le difficoltà del green pass, ma capisco l’importanza di essere sottoposti a una vaccinazione per lavorare; di fatto si tratta di proteggere la salute delle persone e di garantire la salute del singolo attraverso l’impegno di tutti. Tutti chiedono chiarezza, regole certe, valide per tutti i lavoratori e il modo confuso di procedere offende davvero l’intelligenza. Sono, di fatto, cose banali, di cui se ne parla sempre, la cui non attuazione determina problemi a cascata sia in ambito sanitario, sia in ambito economico. Faccio presente un vecchio detto: il pesce puzza sempre dalla testa. In questo momento il mondo politico è la testa: occorre dare il buon esempio. Il green pass è un tema delicato, ma fondamentale per proteggere il lavoro. L’obbligatorietà della vaccinazione è iniziata con i medici e il personale sanitario, ma oggi il problema non è limitato agli ospedali. Ogni luogo di lavoro è potenzialmente un focolaio. In Parlamento c’è resistenza a rendere obbligatorio il green pass e capisco che le Camere rispondano a regole interne, ma spero che il suo intervento, Ministro, l’intervento governativo sui luoghi di lavoro operi e apra una responsabilità dei parlamentari. Il green pass potrà funzionare e il problema non dovrebbe essere strumentalizzato, come invece lo è a livello politico; il green pass funzionerà solo con regole chiare, ben definite e controllabili, soprattutto anche sanzionabili; questo per il rispetto della vita di tutti. Il green pass ha un solo scopo, quello di tutelare e rispettare la salute degli altri. Occorrono regole molto chiare e articolate, considerando che ci sono individui che non possono vaccinarsi per problemi immunologici o perché sono immunodefedati e che hanno difficoltà anche oggettive a reperire il green pass: è proprio anche per loro che la certificazione del green pass deve esserci. Chi vuole convivere con gli altri quando le sue condizioni di salute lo permettono, deve vaccinarsi nel rispetto soprattutto dei più fragili. Il green pass è finalizzato alla tutela della salute di tutti”.