Il mondo dell’ippica è sceso in piazza in tutta Italia, da Milano a Napoli, per dare voce a un movimento messo allo stremo dalla crisi per il coronavirus. In tempo di lockdown ovviamente gli operatori hanno continuato ad accudire i cavalli per sfamarli, curarli e tenerli in condizione: una serie di spese a cui non sono più seguite entrate, neanche ora visto che la Fase 2 non ha portato allo sblocco delle corse.

A Napoli Pier Luigi D’Angelo, presidente di Ippodromi partenopei, societa’ che gestisce l’ippodromo di Agnano, ha chiesto un incontro al prefetto Marco Valentini per “conoscere la data per la ripartenza delle corse a porte chiuse. È ripartito tutto il Paese, non capiamo perche’ l’ippica, che garantisce il rispetto del distanziamento a differenza di tanti altri sport, debba restare ferma”.

Anche gli addetti ippici del trotto e del galoppo dell’Ippodromo del Mediterraneo di Siracusa sono scesi in pista, stamani, per richiedere la riapertura della gare, con date certe per competizioni bloccate da oltre due mesi e mezzo per emergenza Coronavirus. Unitesi alle manifestazioni di protesta scattate negli ippodromi italiani, gli operatori ippici hanno voluto, ancora una volta, dar voce alle tante difficoltà, ai loro disagi e soprattutto alle irrinunciabili aspettative rivolte proprie al Mipaaf, Ministero delle politiche agricole e forestali, da cui dipendono. I cavalli, in qualità di atleti, hanno continuato ad allenarsi per mantenere la forma necessaria per affrontare l’eventuale via libera alle corse. I costi sorretti per il loro mantenimento – si legge su nuovosud.it – sono diventati insostenibili, specie dopo il lockdown che sta incidendo in generale sull’economia del paese. Proprietari, allenatori, fantini, driver, artieri e tanti altri operatori del trotto e del galoppo dovranno fare i conti con le mancate entrate dei premi non disputati in tre mesi di stop. “L’ippica non è solo uno sport, – tengono a sottolineare, – non è solo spettacolo, ma un’intera filiera produttiva che vanta migliaia di posti di lavoro tra diretto e indotto e che non può non tenere conto del benessere del cavallo”. Società di corse e operatori richiedono la riapertura degli ippodromi e il via alle gare nel rispetto pieno delle eventuali norme anti-Covid.

Stamani anche a Pisa in piazza XX Settembre, di fronte al Comune, con una partecipazione limitata dalle norme anti-contagio, ma dove erano presenti tutti i rappresentanti del settore pisano e toscano, del trotto e galoppo (Pisa, Migliarino, San Giuliano e Montecatini Terme), la protesta degli operatori ippici. “Ministro Bellanova, piangi anche per noi”, “Mipaaf, batti un colpo se ci sei” si legge nei cartelli di protesta. Nel mirino la ministra Bellanova e il governo, perché fino ad oggi – anche se il Mipaaf ha trasmesso agli ippodromi il protocollo con le linee guida per la ripresa dell’attività con le corse a porte chiuse – nessuno si è preso la briga di mettere una firma per riaprire gli ippodromi. Al fianco del mondo dell’ippica, anche il sindaco di Pisa, Michele Conti. Si legge su agenziaimpress.it: “Stupisce – ha aggiunto – come, fra le norme rese note dal governo, non si sia mai fatto cenno a un’attività importante, sotto il profilo sportivo ed economico, come quella ippica. Il comprensorio pisano è particolarmente sensibile a questo problema poiché presenta quasi mille cavalli che si allenano nei centri di Barbaricina per il galoppo e nell’area di Migliarino per il trotto e che hanno continuato questa loro attività di preparazione in questi due mesi con oneri evidenti per le scuderie”.

Fantini e proprietari presenti anche a Siena. In piazza del Campo stamani c’è stato il flashmob per chiedere al Governo italiano che ripartano le corse in ippodromo su tutto il territorio nazionale.