“Credo che il passaggio di oggi in quest’Aula e l’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta possano essere strumenti utili per riaccendere i riflettori su un settore molto importante per l’economia del Paese, un settore che ha bisogno davvero di essere analizzato, valutato e approfondito. Sul settore del gioco legale abbiamo bisogno di fare una riflessione”, sottolinea in Aula del Senato il senatore Franco Mirabelli (PD) a proposito della istituzione della Commissione di inchiesta sul gioco pubblico in Italia e sul contrasto del gioco illegale.

“Troppe cose si sono susseguite. Manca una riforma organica del settore e stiamo parlando di un settore importante, che garantisce otto miliardi all’anno di entrate allo Stato italiano, ma che è anche fortemente permeabile alla criminalità e alla illegalità. Molte sono le inchieste che abbiamo visto susseguirsi da Nord a Sud in questi mesi e in questi anni, che hanno visto la criminalità organizzata penetrare il gioco legale o gestire il gioco illegale. Rispondere a tutto questo significa valorizzare, come è giusto fare, l’importanza del gioco legale, mantenere un gioco legale anche per contrastare l’illegalità, ma bisogna sapere che ciò non è sufficiente. Bisogna verificare i capitali delle società legali: chi investe nel gioco legale? Bisogna creare regole più ferree e più forti rispetto al gioco on-line, che oggi è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più. Bisogna stabilire regole ferree come quelle che hanno garantito, con il provvedimento che abbiamo approvato nella scorsa legislatura, la possibilità, come era necessario, di collegare tutte le slot machine e tutti gli apparecchi VLT da remoto, per impedire quelle truffe ai consumatori che venivano perpetrate modificando le schede macchina per macchina.

C’è molto da fare e forse la Commissione può aiutare, come sta aiutando la Commissione antimafia, che si sta occupando del gioco illegale. È un settore che è riservato allo Stato, ma che ha bisogno di una forte riflessione e di una riforma organica, perché vive di grandi contraddizioni. Immagino che siamo tutti d’accordo sul fatto che bisogna contrastare le ludopatie e sappiamo che il gioco, anche quello legale, produce in alcuni soggetti dipendenza. Sappiamo bene che ci sono famiglie che sono state rovinate dal gioco, e non da quello illegale. Bisogna contrastare le ludopatie, bisogna stabilire regole ferree nel funzionamento, ad esempio, delle VLT e delle slot machine, per evitare che le persone si rovinino. Bisogna prevedere tempi più lenti di gioco, la possibilità di giocare somme di denaro inferiori a quelle che si possono giocare. Se vogliamo contrastare le ludopatie, dobbiamo ridurre domanda e offerta di gioco. Per ridurre la domanda, abbiamo fatto anche cose importanti, come la proibizione delle pubblicità televisive sul gioco, ma non basta. Sappiamo bene che continuano a essere aggirate molte di queste regole, soprattutto nel mondo dello sport.

Anche sul fronte della riduzione della domanda, siamo intervenuti decidendo, nella scorsa legislatura, di ridurre del 30 per cento la presenza di macchine nei bar e nei locali pubblici, un intervento importante, così come quando abbiamo reso necessaria la tessera sanitaria per poter giocare nelle sale giochi, con l’obiettivo di garantire anche una verifica, di aiutare le persone più predisposte alla ludopatia. Servono però delle regole di funzionamento e anche su questo siamo tutti d’accordo: bisogna ridurre domanda e offerta di gioco.

Dopodiché questo non si può fare se, mentre da una parte riduciamo domanda e offerta di gioco, dall’altra mettiamo nel bilancio dello Stato più soldi sulla voce entrate dal gioco. È questo che sta succedendo: si aumentano un po’ il PREU e le tasse, ma comunque continuiamo ad avere un pezzo del bilancio dello Stato che dipende dal gioco.

Se vogliamo essere seri, ridurre davvero domanda e offerta e salvaguardare davvero le imprese, ce lo dobbiamo dire: meno domanda e meno offerta, ma anche meno entrate nel bilancio dello Stato dal gioco d’azzardo. In caso contrario, non se ne esce.

Concludo dicendo che non possiamo neanche pensare di tutelare un settore economico importante come quello delle aziende che offrono gioco d’azzardo al di là di quanto accaduto a causa della pandemia. Negli ultimi dieci anni queste aziende si sono trovate a fronteggiare una situazione di incertezza costante, di cambio continuo delle regole e di impossibilità di prevedere il loro futuro e – aggiungo – anche di trovare uno Stato che le aiuti nel momento in cui si chiede loro di riconvertirsi e fare altro proprio per ridurre domanda e offerta di gioco.

Penso che per queste ragioni serva una riforma di riordino complessivo del settore e mi auguro che il Sottosegretario che ha la delega su questo sia d’accordo con me. Abbiamo bisogno di una legge di riordino perché le questioni da affrontare sono tante. L’accordo trovato alla fine della scorsa legislatura in sede di Conferenza Stato-Regioni era importante e buono, ma è morto – o è stato ucciso – pochi giorni prima della nuova legislatura, quando, dopo un lungo lavoro, si era trovata una quadra.

Chiederei al Sottosegretario di ripartire da lì, sapendo che questa è una cosa che possiamo fare in fretta e che in Senato ci sono proposte di legge che vanno in questa direzione. Partiamo da qui. La Commissione può essere utile per fungere da sprone, dare argomenti e costruire approfondimenti, ma noi abbiamo bisogno di una legge di riordino”.