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“L’intervento previsto dal cosiddetto ‘decreto dignità’ che abolisce definitivamente la pubblicità di ogni gioco con vincite in denaro, escluse le lotterie nazionale, è una delle poche norme positive contenute nel provvedimento. La scelta di arrivare all’abolizione totale era diventata necessaria, visto l’abuso che della pubblicità si sta facendo sulle reti tematiche, soprattutto in occasione di eventi sportivi, per promuovere le scommesse on line. Ma l’impegno per ridurre la domanda di gioco non può ridursi a questo”. Lo dice il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo del Pd.

“Sono stati più coraggiosi i governi del PD – prosegue Mirabelli – che non solo hanno ridotto drasticamente gli spazi pubblicitari televisivi, consentendoli solo dopo le 22.30 sulle tv generaliste, ma hanno anche ridotto di un terzo il numero delle slot istallate nei bar e nelle tabaccherie.
Ci dica Di Maio se il suo governo intende andare nella stessa direzione della riduzione dell’offerta e quindi delle entrate per lo Stato, come pensiamo sia giusto fare, o mantiene l’idea che il gioco d’azzardo debba finanziare il reddito di cittadinanza, come scriveva il M5s in un disegno di legge nella scorsa legislatura. O si ha il coraggio di fare scelte chiare, anche se costose, o la proibizione della pubblicità rischia di essere un provvedimento davvero insufficiente”.

“Il tema che porremo con forza, già nei prossimi giorni, ripresentando una proposta di legge sul riordino del settore che tiene conto degli esiti della Conferenza Stato-Regioni, è quello dell’intervento sulla riduzione di domanda e offerta di gioco, della lotta alla illegalità e alle infiltrazioni della criminalità organizzata, del sistema di regole a tutela dei minori e in generale per prevenire le patologie legate al gioco” aggiunge Mirabelli. ” In questi giorni di anticipazioni sul decreto non si è capito, oltre all’abolizione della pubblicità, cosa voglia fare il governo  su questo. E nel ‘contratto’ di governo, sul tema, non c’è nulla. Il tema della lotta al gioco d’azzardo e, soprattutto, alle patologie che produce, non può essere una bandiera da sventolare ma si affronta solo se, come noi abbiamo iniziato a fare, si proseguirà anche sulla strada della riduzione delle occasioni di gioco, si realizzerà quel taglio netto del 50% di sale gioco e di slot nei locali entro il 2019 che avevamo condiviso con le Regioni. Tutto ciò costa e costa molto, soprattutto in termini di mancate entrate.

Ci dica Di Maio se il suo governo intende andare nella direzione della riduzione di domanda e offerta e quindi di entrate, come pensiamo sia giusto fare, o se mantiene l’idea che il gioco d’azzardo debba finanziare il reddito di cittadinanza, come scrivevano in un disegno di legge nella scorsa legislatura.

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