“Con questo provvedimento riprendiamo idealmente un percorso interrotto nella scorsa legislatura; un percorso irto di ostacoli nel quale si sovrapponevano sensibilità diverse: c’è chi optava per una riforma sistemica e chi invece preferiva l’analisi settoriale. Quindi si sovrapponevano anche competenze diverse, che potevano afferire alla Commissione finanze o alla Commissione sanità, nell’affrontare i problemi con sensibilità che erano diverse esse stesse”. Così il senatore Mauro Maria Marino (IV) in Senato nell’ambito della discussione sul documento per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto del gioco illegale.

“Come testimoniato dai due gruppi di disegni di legge presentati sia al Senato sia alla Camera dei deputati nella scorsa legislatura, i due profili prioritari erano quelli che afferivano alla Commissione finanze e al tema della Commissione sanità. In realtà, il percorso era molto più lungo e partiva dalla legge di delega fiscale, la legge n. 23 del 2014, dove, all’articolo 14, si davano indirizzi perché vi fosse una raccolta sistematica della disciplina in un codice di disposizione dei giochi.

Si ipotizzava poi il riordino del prelievo erariale, interventi volti a tutelare i minori dalla pubblicità dei giochi, interventi volti a recuperare dal disturbo del gioco d’azzardo, il DGA, quello che noi volgarizziamo in ludopatia, le persone maggiormente esposte. Cito solo questi, perché sono alcuni dei temi più significativi.

Purtroppo questa norma fu uno dei cinque punti inattuati della delega fiscale, insieme a quello del catasto, della giustizia tributaria, della fiscalità ambientale e della riscossione degli enti locali. La delega scadeva il 27 giugno 2015. Preso atto del fallimento dell’attuazione della delega in materia, la legge di stabilità del 2016 interveniva, all’articolo 1, comma 936, dando disposizioni che, in sede di conferenza unificata Stato-Regioni, venissero definite: le caratteristiche dei punti di vendita dove si raccoglie il gioco pubblico; i criteri di distribuzione e di concentrazione territoriale dei punti di vendita, ma anche la tutela della salute, la tutela dell’ordine pubblico, la tutela della pubblica fede dei giocatori e, naturalmente, la tutela dei minori di età.

Il 5 maggio 2016 iniziò un confronto sulla regolazione dei giochi, con gli enti locali e con la Commissione antimafia: sensibilità particolari, anche rispetto alle mozioni che erano state approvate dal Parlamento e ai disegni di legge parlamentari. In altre parole, lo Stato voleva ragionare sulla distribuzione dell’offerta e regolarla, perché l’aumento dell’offerta, che era la risposta che veniva data al gioco illegale, trovava una reazione, da parte degli enti locali, che ravvisava un effetto di emergenza sociale.

Su tutto, chiaramente, dominava la mancanza di un quadro regolatorio nazionale, a fronte del fatto che nel 2016 il gettito per l’erario fosse di ben 10,5 miliardi di euro. Contemporaneamente, a fronte di quello che veniva vissuto come un procedere claudicante da parte dell’esecutivo di allora, vennero presentati diversi disegni di legge, che, fondamentalmente, solo al Senato si aprirono in due filoni: uno faceva riferimento al disegno di legge presentato dal senatore Mirabelli, che chiedeva anche la procedura d’urgenza ex articolo 77 del regolamento del Senato e che aveva un carattere ampio, trattandosi di disposizioni in materia di riordino dei giochi.

Ve ne erano altri. Per citarne solo alcuni, quello del senatore Endrizzi, che è presente in Aula, ma anche quelli della senatrice Albano e del senatore Crosio, che invece ragionavano più sulla pubblicità dei giochi. Si apriva addirittura un conflitto di attribuzioni tra Camera e Senato, che veniva risolto dai due Presidenti delle Camere ponendo la trattazione della materia in capo al Senato.

Quando sembrava che, finalmente, l’iter parlamentare fosse sulla rampa di lancio, questo veniva interrotto, su richiesta specifica dell’esecutivo. L’esecutivo sosteneva: visto che ci siamo portati più avanti e che stiamo procedendo nel rapporto con la conferenza unificata, sarebbe saggio sfruttare l’occasione migliore. Dopo un dibattito parlamentare su questo tema, il Parlamento decise di fare un passo indietro e di lasciare mano libera al Governo, il quale firmava l’intesa in conferenza unificata il 7 settembre 2017. Intesa che, però, non veniva rispettata proprio da parte di alcuni sottoscrittori.

Io ho fatto questo breve quadro perché esso fa capire il livello di anarchia sotto il profilo del percorso legislativo e quale sia la necessità di mettere ordine tra le norme.

Quindi, se si uniscono la narrazione storica di quanto è successo, l’incremento verticale del fenomeno del gioco in generale e la dimensione crescente del gioco illegale, che ha subito un picco proprio in occasione della pandemia e che ha costretto alla diminuzione dell’offerta del gioco legale, a fronte delle necessarie chiusure, si capisce il perché dell’opportunità dell’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico. Ricordo che il titolo è stato così modificato, proprio grazie a un emendamento frutto del lavoro della Commissione.

Il senso di ciò è mettere ordine nell’intricata matassa della gerarchia delle fonti, capire quale sia il ruolo svolto effettivamente dall’eventuale presenza di soggetti criminali in relazione al riciclaggio di denaro, alla manipolazione dei terminali di gioco, ma anche alla creazione di una rete parallela dell’usura in cui finiscono molti dei soggetti deboli che vengono risucchiati da questo vortice, verificare quale sia l’impatto delle trasformazioni tecnologiche del sistema, a partire dal gioco on-line, che ha finito per assumere un ruolo preponderante in alcuni settori, nei quali si dovrà intervenire sotto il profilo normativo, e verificare l’efficacia della disciplina pubblica in relazione alla tutela dei soggetti più deboli e al contrasto della diffusione del disturbo da gioco d’azzardo.

Colleghi, non elenco i contenuti, che vedrete dettagliati nell’articolo 3 del testo al nostro esame. Mi sento però di dire che il testo è stato il frutto di un lavoro corale, per cui voglio ringraziare in primis il relatore, senatore Pittella, perché c’erano sensibilità diverse, ma insieme al Presidente della Commissione siamo riusciti a portarle a sintesi, con un obiettivo ambizioso. Questo è il quadro: adesso è importante che questo lavoro di analisi venga fatto senza il velo del pregiudizio, nel senso etimologico del termine e con un atteggiamento che, permettendomi di prendere a prestito le parole di Tacito all’inizio degli “Annales”, sia veramente sine ira et studio, ovvero senza animosità e simpatia. Solo così, con questa Commissione di inchiesta, avremo l’opportunità di cogliere un’occasione da lungo aspettata, come ho cercato di sunteggiare, e di fornire un piccolo ma importante servizio al Paese. Con questo spirito costruttivo, il Gruppo Italia Viva dice un convinto sì all’approvazione della proposta di inchiesta parlamentare al nostro esame”.