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Manovra. “Leggo di contrasti che in realtà non ci sono”. Lo ha affermato il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1 sul vertice di maggioranza di ieri. “La curiosità sono i titoli dei giornali” che parlano di contrasti tra M5S e Lega sui propositi di concordato fiscale “quando e nell’incontro di ieri, io che c’ero, di questo contrasto non ho visto niente”. Ad ogni modo il provvedimento allo studio “non è un condono ma una azione giusta fatta per riportare in bonis più aziende possibile”.

Quanto alle risorse che servono anche per procedere con il reddito di cittadinanza e la necessità di far quadrare i conti “è chiaro che tutto subito non si regge”, ha aggiunto Garavaglia. “Il concetto di fondo è portare le famiglie fuori dalla soglia di povertà”.

Sui giornali si descrive una situazione “come se oggi fossimo a Natale con la legge di Bilancio approvata. Invece a fine mese arriva la nota di aggiornamento del Def e ieri buona parte dell’incontro è stato sul ragionare è sul come l’avvio di queste riforme impatti anche in una ottica di crescita, e molto tempo anche sul come agire sugli investimenti pubblici. Si è ragionato parecchio anche su una spending review seria e puntuale”, ha concluso il viceministro.

Ma secondo indiscrezioni quell’incontro un po’ burrascoso lo è stato davvero. Le tensioni tra le componenti “politiche” e il superministro “tecnico” dell’Economia e delle Finanze non sarebbero una leggenda. Ieri si sono infatti riuniti con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio, rispettivamente leader della Lega e del M5S, le due forze di maggioranza; il ministro dell’economia Giovanni Tria, quello per le politiche Ue Paolo Savona ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

Finora, il panorama politico si è mostrato in tutta la sua rigidità: la Lega spinge per le sue bandiere (quota 100 per le pensioni, pace fiscale e flat tax o almeno semplificazione fiscale e calo delle aliquote), il Movimento 5 stelle tiene duro su reddito e pensioni “di cittadinanza” e dice no al “condono”, lasciando intendere di essere indisponibile a una pace fiscale dalle maglie troppo larghe. E oggi Di Maio ha risposto all’esperto previdenziale vicino alla Lega Alberto Brambilla che criticava proprio l’idea del rialzo delle pensioni minime: “Parla a titolo personale”, lo ha liquidato il vicepresidente del Consiglio.

Il Tesoro, al quale soprattutto il M5S negli ultimi tempi ha fatto giungere moniti minacciosi sulla necessità che Tria risponda alla maggioranza e alle promesse contenute nel contratto di governo, fa filtrare a mezzo stampa il suo malcontento per la scarsa disponibilità dei due partiti di governo a un confronto sui vincoli delle cifre. La questione più difficile sembra essere proprio quella: mettresi d’accordo sul 3 o il 2%. Tria aveva ipotizzato, in passato, una rinuncia alla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, previsto nelle clausole di salvaguardia risalenti ai precedenti governi.

Gli aumenti dell’Iva, secondo indiscrezioni da fornti di governo, sarà comunque sterilizzata, e ci saranno le risorse per i primi provvedimenti importanti. Gli effetti recessivi? Non è detto che si debbano trovare le risorse solo con dei tagli. Tra le idee sul tavolo c’è quella di intervenire sia in debito, arrivando al 2 per cento, sia con nuovi cespiti, per dirne una: sul gioco d’azzardo. E come potevamo sbagliarci! mc

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