Si parlerà di gioco d’azzardo in Commissione Antimafia del Consiglio Regionale della Lombardia.

All’ordine del gioco l’esame della proposta di “Modifiche e integrazioni alla legge regionale del 21 ottobre 2013, n. 8 (Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico) e alla legge regionale del 2 febbraio 2010, n. 6 (Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere)” firmata dal consigliere del M5S Luigi Piccirillo.

Ecco cosa prevede il progetto di legge.

A partire dalla liberalizzazione del 2003, l’industria del gioco d’azzardo in Italia ha seguito una dinamica di crescita esponenziale, in totale contrasto rispetto alla stagnazione osservata in tutti gli altri settori economici. L’Italia nel giro di pochissimi anni è passata in testa alle classifiche mondiali del gioco d’azzardo, primo paese dell’Unione europea per quote di denaro speso.

Rompendo le tradizionali barriere che avevano confinato il gioco d’azzardo in luoghi e tempi precisi, l’Italia si è trasformata in quello che è stato definito “un casinò a cielo aperto”.

Il gioco d’azzardo è stato a lungo limitato sia nelle forme che soprattutto nelle modalità di consumo. Esistevano poche tipologie di gioco: la schedina del Totocalcio, la Lotteria di Capodanno, il gioco del Lotto. Per quanto riguarda i luoghi del gioco, noti erano gli ippodromi e altri impianti sportivi dove si poteva scommettere sull’esito delle competizioni sportive.

Lo scenario inizia a cambiare negli anni ’90, con alcuni esperimenti di diffusione dell’azzardo di massa parzialmente falliti, in particolare le sale bingo. Ma la vera svolta si ha nel 2003 con la liberalizzazione del “machine gambling”, le cosiddette slot machine.

Stando ad uno studio recente della Camera di Commercio di Milano, condotto sul Registro delle Imprese, esistono in Italia circa 11.000 aziende operanti nel settore del Gioco d’azzardo lecito propriamente detto. Sempre nello stesso studio emerge che in Italia abbiamo più di 107mila esercizi in cui è possibile il gioco c.d. legale.

Panoramica degli interventi recenti del legislatore:

Decreto-legge 13 settembre 2012, (Legge 8 novembre 2012, n.189), cosiddetto Decreto Balduzzi;

Aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) per la prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti patologici (si veda anche Legge di stabilità n. 208 del 2015);

In precedenza le Regioni avevano già preso in carico i pazienti (Servizi per le Dipendenze) con leggi regionali e ordinanze/regolamenti comunali;

Decreto-legge 12 luglio 2018 (Legge 9 agosto 2018, n. 96), cosiddetto Decreto Dignità, in attesa del riordino del settore.

Nel 1980, il Gioco d’azzardo patologico (GAP) è stato riconosciuto ufficialmente come patologia dall’Associazione degli psichiatri americani ed è stato classificato nel DSM IV come «disturbo del controllo degli impulsi non classificati altrove», tanto che nell’edizione di maggio 2013 del DSM è stato inquadrato nella categoria delle cosiddette «dipendenze comportamentali».

Il gioco d’azzardo patologico riguarda soprattutto le fasce della popolazione più deboli quali i disoccupati, i giovani, i pensionati, gli indigenti, come dimostrano i dati forniti dall’EURISPES.

In Italia i giocatori sono 18 milioni e 400mila – il 36,4% della popolazione maggiorenne – e un milione e mezzo di questi giocatori presenta un “profilo problematico”, cioè fatica a gestire il tempo da dedicare al gioco, a controllare quanto spende, alterando i comportamenti familiari e sociali.

Le stime riguardanti il gioco d’azzardo in Italia, indicano la sua progressiva diffusione sul territorio nazionale; per l’anno 2012 nel nostro paese, nel business dell’azzardo sono stati spesi circa 88 miliardi di euro, oltre 6 volte rispetto ai 14 miliardi di euro spesi nel 2000, questo ne fa la terza industria nazionale con il 4 per cento del PIL prodotto. Tali cifre rendono l’Italia il terzo Paese al mondo per quote di denaro speso nel gioco d’azzardo e il primo nell’Unione europea.

Particolarmente allarmanti sono i dati sulla somministrazione di gioco ai minori, malgrado il gioco d’azzardo sia espressamente vietato ai minori, sono stimati in 700mila gli studenti tra i 14 e i 17 anni che hanno giocato d’azzardo nel corso dell’ultimo anno, il 10% dei quali presenta profili problematici o patologici.

La normativa ad oggi esistente, permette delle situazioni limite che hanno del paradossale; dalla Sala Bingo con servizio baby sitting dove i genitori possono lasciare i figli in «parcheggio» mentre giocano, come il caso di Cesano Maderno in provincia di Milano dove a seguito delle denuncie giornalistiche i titolari hanno deciso di sospendere il servizio, e il caso di Lovere con ristorante, discobar e “palaghiaccio” con annessa sala gioco, dove famiglie, giocatori e bambini condividono di fatto gli stessi spazi.

Gli impatti sociali sulla finanza pubblica delle conseguenze del gioco d’azzardo lecito sono notevoli e così riassumibili:

1. Costi sanitari, come costi del trattamento dei giocatori e altri costi associati al fenomeno.

2. Costi di disoccupazione e mancata produttività.

3. Costi associati a suicidi e rotture familiari, divorzi e separazioni.

4. Costi associati a problemi legali, come costi a carico del sistema giudiziario e penitenziario.

Se non bastasse, le indagini della DNA (Direzione Nazionale Antimafia) segnalano dati allarmanti per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie nel gioco legale e la continuità con il gioco d’azzardo illegale;

Infiltrazioni della criminalità e delle mafie, confermate, oltre che dalle indagini giudiziarie e dalle notizie di cronaca, anche da studi e ricerche compiuti da associazioni e da esperti nel settore, dalle relazioni pubblicate dalle medesime forze dell’ordine, tra le quali anche la Direzione nazionale antimafia, e dal lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, e dalle relazioni dell’antimafia di Regione Lombardia, soprattutto nei settori più redditizi del sistema “gioco”, quali gli apparecchi da intrattenimento (new slot e videolottery, di cui circa 200 mila sarebbero illegali), le scommesse sportive e il gioco online.

La criminalità organizzata infatti utilizza il gioco d’azzardo attraverso diversi canali, sia come business, gestendo direttamente sale gioco, sia utilizzando gli strumenti più tradizionali, e dunque costringendo gli esercenti a noleggiare gli apparecchi dalle ditte vicine ai clan, fino alla gestione diretta di apparecchi irregolari.

Alla luce delle considerazioni che precedono, si reputa necessario procedere con una verifica e un aggiornamento alla normativa sulla prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico, intervenendo sulla Legge Regionale n.8/2013, e per completezza anche sulla Legge Regionale 2 febbraio 2010, n. 6 Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere, anche alla luce dei risultati notevoli ottenuti dall’aggiornamento di altre normative regionali, così come riportato più nel dettaglio di seguito.

Il progetto di legge, introduce alcuni elementi dalla normativa regionale del Piemonte LR. 9/2016 per la prevenzione e il contrasto del gioco d’azzardo patologico che sta ottenendo risultati molto positivi.

I dati analizzati dai ricercatori di Ires Piemonte ed elaborati dal Dipartimento Patologia delle dipendenze dell’Asl TO3 evidenziano il consistente calo del “gioco fisico” (- 503 milioni nel 2018 su un totale di 4.624, -9,8% sul 2016, e -4,8% sul 2017) mentre nel resto d’Italia le giocate sono continuate a crescere, con un aumento di 546 milioni (+0,8%), anche se il dato nazionale nel suo complesso resta stabile intorno ai 74.780 milioni. In questi anni si è notevolmente ridotto il numero delle slot-machine (AWP) presenti sul territorio piemontese, passate dalle 22.014 del 31 dicembre 2017 alle 12.468 del 30 settembre 2018.

Al pari anche i dati sul gioco “a distanza”, dove la forte crescita registrata nel paese (+82,4%, da 15.801 a 28.728 milioni giocati) è infatti minore in Piemonte (+ 75%, da 1.113 a 1.948 milioni). Numeri esorbitanti che segnalano l’evoluzione del fenomeno e delle strategie commerciali da tenere sotto controllo, ma indica che non si starebbe verificando nessuna esplosione del gioco online come conseguenza della restrizione dell’offerta di gioco con apparecchi automatici. Inoltre la netta riduzione delle giocate con apparecchi di gioco (New Slot e VLT) non sembra sia compensata dall’aumento di quelle con altri giochi “fisici”.

Da segnalare infine, che la legge regionale del Piemonte è risultata vincente anche nei confronti di tutte le iniziativa di opposizione messe in campo fino ad oggi per fermarne l’applicazione.

Tutto ciò premesso, l’obiettivo di bloccare l’invasione di apparecchi di gioco e di contenere e ridurre il numero di “macchinette mangiasoldi” è raggiungibile, anche con una modifica legislativa, che risulta per tanto urgente e necessaria.

All’articolo 1 del Progetto di legge, si trovano “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 21 ottobre 2013, n. 8 (Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico)”.

Modifiche all’articolo 1 della LR 8/2013 sui destinatari del provvedimento:

si esplicita che il danno è anche di tipo sanitario, e si amplia la finalità della legge anche al gioco on-line per quanto possibile.

Tra i destinatari vengono specificamente inseriti i “minori” così da consentire interventi mirati a loro favore, per ridurre e contrastare il rischio da GAP così come previsto in altre leggi regionali in materia, ad esempio Piemonte e Marche.

Modifiche all’articolo 4 della LR 8/2013 sulle attività Regionali:

si introduce tra le attività regionali la promozione e la diffusione della cultura dell’utilizzo responsabile del denaro per evitare situazioni di indebitamento e sovra indebitamento, e di esposizione al rischio di usura, da parte di soggetti affetti da dipendenza dal gioco d’azzardo e delle loro famiglie. Si istituisce il “Tavolo tecnico regionale disturbo da gioco d’azzardo” con funzioni orientate alle attività pratiche sul territorio e utili alle attività del “Gruppo di lavoro regionale” già previsto dalla legge al comma 2 dell’art. 4.

Inoltre tra gli impegni di Regione si inserisce anche la promozione e l’adozione di specifici accordi e protocolli operativi in collaborazione con altri organismi istituzionali, per stringere intese che abbiano ad oggetto la sensibilizzazione sui temi delicati come quello delle infiltrazioni criminali e mafiose.

Viene eliminato dalla legge il riferimento al “gioco sicuro e ragionevole” in quanto terminologia senza base scientifica così come i test di autovalutazione della dipendenza.

Viene esclusa inoltre la possibilità di accedere a forme di finanziamento regionale per le attività che hanno in dotazione macchinette per il gioco.

Si prevede la collaborazione tra Regione e Comuni per effettuare la rilevazione della presenza delle sale da gioco, delle sale scommesse e dei locali in cui si pratica gioco lecito con vincite in denaro, rafforzando così il rapporto di vigilanza.

La Regione inoltre dovrà istituire un albo volto al censimento e all’aggiornamento annuale degli esercizi commerciali che aderiscono all’iniziativa “No Slot” già prevista dalla legge vigente. Infatti, ad oggi, non è esistente un albo di tali esercizi commerciali, la sua istituzione sarebbe utile anche per dare visibilità e conoscenza delle realtà più virtuose.

Modifiche all’articolo 5 della LR 8/2013 sulle competenze dei Comuni e altre disposizioni:

al fine di avvicinare le Istituzioni ai soggetti che vivono in condizione di disagio sociale a causa della problematica della ludopatia si prevede che i Comuni, singoli o associati, anche in collaborazione con le forze dell’ordine e i soggetti che concorrono alla realizzazione delle finalità della norma, attivino sportelli informativi o assistenziali, finalizzati alla prevenzione, al contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo.

Per rafforzare gli obblighi informativi degli esercenti, con riferimento al divieto di gioco per i minori, i locali in cui sono installati apparecchi per il gioco d’azzardo lecito devono esporre in maniera visibile all’ingresso dei locali il cartello attestante in modo esplicito il divieto di gioco per i minori, in analogia con quanto accade col consumo di alcolici.

Nuovo articolo aggiuntivo alla LR 8/2013, Art. 9-bis a titolo “Fondo Regionale per l’assistenza tecnica, il coordinamento e la tutela legale”.

L’introduzione di questo nuovo articolo ha l’ambizione di volere costituire un fondo regionale che possa contribuire ad offrire un sostegno concreto alle realtà comunali più piccole, che molto spesso non hanno le risorse economiche ed amministrative per affrontare le problematiche giuridiche sottese alla gestione delle problematiche connesse all’ambito in questione.

Modifiche all’articolo 10 della LR 8/2013 sulle sanzioni amministrative:

si prevede di sanzionare chi non osserva gli obblighi informativi, con riferimento al divieto di gioco per i minori e con riferimento agli eventuali limiti di orario decisi dai Comuni, l’inosservanza comporterà l’applicazione di una sanzione amministrativa che, se ripetuta due volte nel biennio, comporta il blocco delle macchinette. Da notare che un inasprimento delle sanzioni è ritenuto funzionale anche dalla “relazione annuale” di valutazione della LR. 8/2013 per l’anno 2017.

All’articolo 2 del Progetto di legge, ti trovano “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 2 febbraio 2010, n. 6 (Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere)”.

Si ritiene necessario ampliare l’ambito di applicazione della normativa a tutte le attività che esercitano commercio di gioco d’azzardo lecito piuttosto che alle sole sale da gioco, così come cita la norma attuale, proprio per aggiornare la normativa all’evoluzione del fenomeno.

 

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