beccalossi
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(Jamma) L’ennesimo allarme sulla frequenza con la quale i minori quello lanciato ieri dall’assessore al Territorio della Regione Lombardia Viviana Beccalossi. L’occasione era quella della presentazione del libro (ovviamente sul gioco d’azzardo) di un consulente, oltre che membro del gruppo di lavoro interdirezionale per l’attuazione della disciplina regionale sul gioco patologico (che guarda caso proprio ieri è stato oggetto di un decreto di proroga di scadenza) e che, per dovere di cronaca, non prevede compensi o rimborsi spese.

L’assessore Beccalossi ha fatto sapere che il 16% degli studenti di età inferiore ai 19 anni “almeno una volta alla settimana spende denaro per le slot machine, le scommesse sportive o il gratta e vinci” e che “quasi il 60% ha già’ provato a giocare d’azzardo e il 3% di loro puo’ gia’ essere definito malato di ludopatia”, citando una ricerca realizzata dalla stessa associazione di cui il consulente sopracitato è il referente.

 

Il numero degli studenti-gocatori nel 2016 inferiore a quello del 2008

 

Nessun riferimento invece ad un altro studio, questa volta realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche sulla popolazione giovanile lombarda sulla base di protocolli europei che, vista la delicatezza del ‘tema’, doveva essere citato. E non è l’unica stranezza.

Cominciamo con il dire che la Regione Lombardia dispone di un Osservatorio Regionale Dipendenze, OreD, che fino al 2015 ha elaborato ricerche sui giovani e quindi anche sul loro rapporto con il gioco d’azzardo.

Ricerca in cui si evidenziava, per esempio, che “la percentuale di studenti di 15-19 anni che hanno giocato d’azzardo nell’anno antecedente la rilevazione è passata dal 47% del 2009 -2011 al 39% del 2014 grazie agli interventi di sensibilizzazione sui rischi.

A questo punto, e visto che l’Osservatorio , a seguito della l.r. 8 del 21 ottobre 2013 e della seguente DGR 1314 del 30/1/2014, ha significativamente esteso il proprio mandato al tema del gioco d’azzardo e delle patologie ad esso collegate, verrebbe da chiedersi che senso abbia finanziare le indagini di Onlus o associazioni varie.

Ma sta di fatto che così funzionano le cose in Lombardia. Evidentemente certi risultati risultano essere più ‘funzionali’ di altri ( e quindi meritevoli di essere citati).

 

Potrebbe essere per questo motivo che l’assessorato della dottoressa Beccalossi non sia informato del fatto che secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche ( indagine su parametri europei) i giovani lombardi giocano oggi meno di quanto giocassero nel 2008.

Per essere ancora più precisi risulta che dal 2008 (35% di studenti giocatori) al 2010 si è registrato un incremento delle prevalenze, e quindi un successivo decremento.

Nel 2016 la percentuale è scesa fino ad arrivare al 33%.

I giochi maggiormente praticati sono, nell’ordine, il grattaevinci (72%), le scommesse sportive e i giochi a pronostico. Vlt e newslot hanno coinvolto il 9% degli studenti.

 

Il gioco d’azzardo in casa e in Rete

Interessante il dato sui luoghi deputati per il gioco.

Nel 2015 il 30% dei ragazzi-studenti lombardi riferiva di giocare d’azzardo a casa propria o in quella di amici, l’11,6% lo faceva online.

Solo un anno dopo le percentuali sono salite al 31,4% e al 13,6%, contro una generale diminuzione dell’attività di gioco.

Per coerenza la Regione Lombardia, che vanta il primato di aver introdotto le distanze minime dai luoghi sensibili per le slot e le sale giochi, dovrebbe preoccuparsi di trovare una soluzione contro questa pratica e non limitarsi a concentrare la comunicazione sulle slot. Anche se (ed è comprensibile) produce sempre un certo effetto.mc

 

 

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