Si torna a parlare di gioco d’azzardo in Consiglio Regionale della Lombardia grazie a una proposta a firma del Movimento Cinque Stelle. Ma cosa resta della legge regionale del 2013? Siamo sicuri che tutti gli obiettivi e le finalità siano stati raggiunti? Sembrerebbe proprio di no.

Che ne è stato della legge regionale della Lombardia in materia di contrasto al gioco d’azzardo? Sono passati ormai diversi anni, almeno cinque dalla pubblicazione del  primo programma per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco patologico che individuava le azioni della legge regionale da poco approvata.

A distanza di diversi anni non si può non riconoscere che alcuni interventi sono stati messi in campo, qualche altro elemanto di quella legge messo in soffitta e dimenticato.

Partiamo da ciò che è stato fatto.

 

  • stituzione di un numero verde per segnalazioni e richieste di aiuto, i cui riferimenti devono essere affissi sugli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito e nei locali con offerta di gioco
  • azioni informative e formative per esercenti, operatori di polizia locale, operatori sociali, sociosanitari e sanitari, operatori delle associazioni di consumatori e utenti e degli sportelli welfare
  • agevolazioni IRAP per esercenti che dismettono volontariamente gli apparecchi da gioco d’azzardo lecito
  • sostegno ai soggetti del terzo settore che costituiscono gruppi di auto-aiuto, consulenza, orientamento e sostegno ai singoli e alle famiglie
  • progettazione territoriale sul fenomeno del gioco d’azzardo in collaborazione con ATS (Agenzie di Tutela della Salute) ed enti locali
  • sostegno alle associazioni a tutela dei diritti di consumatori e utenti che realizzino attività di informazione e sensibilizzazione sui rischi della pratica del gioco d’azzardo
  • sostegno alle associazioni dei gestori dei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco d’azzardo lecito che si dotino di un codice etico che li vincoli alla sorveglianza delle condizioni di fragilità dei giocatori
  • diffusione di materiale informativo sui rischi correlati al gioco e sui servizi di assistenza alle persone, che dovrà essere esposto nelle sale da gioco e nei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco, oltre ad un decalogo di azioni sul gioco sicuro e responsabile e ad un test per una rapida valutazione del proprio rischio di dipendenza.

La stessa legge regionale però prevedeva, cosa molto importante, di istituire “un gruppo di lavoro […] con il compito di raccogliere ed elaborare dati e informazioni, individuare eventuali criticità, elaborare proposte e suggerimenti nei confronti dellaGiunta regionale”.

Il gruppo di lavoro doveva essere composto da rappresentanti delle direzioni generali competenti inmateria, delle ASL, delle associazioni regionali delle imprese, delle associazioni regionali aventi le finalità di prevenzione di cui all’art. 1, comma 1, edell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) Lombardia, a cui vengonoinviati anche rappresentanti del ministero dell’Interno, della Guardia di Finanza edell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.

Una sorta di ‘garanzia’ e magari uno strumento, perchè no, per capire se la normativa, nel corso del tempo , avrebbe avuto bisogno di correttivi o migliorie.

Bene, questo gruppo di lavoro da oltre un anno non esiste più. La legge regionale continua a garantire che le imprese di gioco legale rispettivo distanze dai luoghi sensibili e restrizioni varie. Le associazioni, attraverso le ASL, ricevono finanziamenti per iniziative di contrasto al gioco d’azzardo patologico che nessuno verifica. Gli esercenti, che gestiscono attività dove si commercializzano servizi di gioco legale, frequentano corsi di ‘aggiornamento’ e formazione (a pagamento) sulle problematiche legate al gioco compulsivo, ma nessuno, ad oggi, si occupa della verifica sugli obiettivi della Legge in questione.

Va detto che il mandato del Gruppo di Lavoro è decaduto con la chiusura dell’ultima legislatura, con l’avvio della attuale nessuno, tanto meno dall’opposizione, ha chiesto di valutare la sua ri-costituzione.

Allo stesso tempo è stata accantonata, e dimenticata , la norma, contenuta nella stessa legge regionale , che prevede  la Clausola valutativa, ovvero l’obbligo per la Giunta di informare il Consiglio Regionale, con relazione annuale, “sull’attuazione della legge regionale e sui risultati da essa ottenuti nel prevenire, contrastare e trattare il gioco d’azzardo patologico” .
Si tratta di riferire, ogni anno, su quali attività di informazione, sensibilizzazione e formazione sono state realizzate e quali soggetti sono stati coinvolti;

b) quali dimensioni, caratteristiche e distribuzione territoriale hanno avuto la domanda e l’offerta di servizi di assistenza ai giocatori patologici e di sostegno alle loro famiglie;

c) in che misura i servizi offerti hanno soddisfatto la domanda espressa e hanno favorito il miglioramento delle condizioni personali, familiari e sociali dei soggetti affetti da forme di dipendenza dal gioco d’azzardo;

d) in che misura e per quali finalità la Regione ha finanziato gli interventi previsti

e) quale è stato il grado di diffusione delle iniziative poste in atto dai Comuni, dalle ATS/ASST e dai gestori, con particolare riferimento al marchio regionale ‘No Slot’

f) come, nel periodo considerato, si è modificata la diffusione delle sale da gioco e dei luoghi dove sono installati apparecchi per il gioco d’azzardo nel territorio regionale rispetto alla situazione preesistente

g) quali sono state le principali criticità riscontrate nell’attuazione degli interventi previsti dalla presente legge e quali le iniziative attuate per farvi fronte, con particolare riferimento alla tutela dei minori e alle attività illecite di riciclaggio.

Perchè questa attività di verifica non è stata più attivata? Perchè il Consiglio Regionale ha praticamente dimenticato di avviare l’esame sull’ultima relazione prodotta, quella del 2017. Che ne è di quella del 2018?

Le leggi regionali come quella adottata ormai sei anni fa dalla Regione Lombardia avrebbero bisogno di un monitoraggio continuo, una sorta di attività di manutenzione. E invece così non è, con il risultato che ad ogni soffio di vento, o di cambiamento del vento politico, si riparte con una nuova proposta di legge.

Che fine fanno i soldi delle sanzioni?

C’è invece qualcosa di cui nessuno parla. E sono i soldi versati a titolo di sanzioni. Solo nel 2017 (ultimi dati disponibili), sono state contestate oltre 140 sanzioni a punti di gioco per violazioni ( soprattutto distanze minime e orari). Complessivamente si parla di multe per un totale di 524 mila euro. Di questi appena 500 euro sono state utilizzate dal Comune di Brescia per iniziative dedicate al GAP e 6.600 euro ( sempre dallo stesso comune) per fini sociali. E tutti gli altri soldi? Il buoio più totale. Nessuno ne sa più nulla e soprattutto nessuno chiede. Meglio presentare proposte di legge nuove! mc