Sono stati presentati in Consiglio Regionale i risultati della ricerca a cura dell’Università degli studi di Milano sui costi sociali del gioco d’azzardo problematico.

“I dati presentati a Palazzo Pirelli confermano la dimensione e la gravità del fenomeno del gioco d’azzardo patologico e problematico –dichiara il Vicepresidente del Consiglio Regionale, Carlo Borghetti, che insieme agli altri membri del Comitato paritetico di valutazione e controllo ha promosso questa rilevazione–. In Italia nel 2017 si sono spesi più di 100 miliardi di euro nei giochi d’azzardo, una cifra enorme, con un aumento del 6% rispetto al 2016 e addirittura del 142% se si prende il 2007. Con una spesa pro-capite, tra i cittadini con più di 18 anni, di 1.697 euro. Accanto a questi numeri vi sono quelli che riguardano l’altissimo costo sociale del fenomeno, parliamo di oltre due miliardi e mezzo di euro dovuti ai costi sanitari per le cure dei dipendenti da gioco, all’accompagnamento per il reinserimento sociale di chi perde il lavoro, al sostegno alle famiglie coinvolte e messe a dura prova e a quelli dovuti per gli interventi delle forze dell’ordine e della magistratura. Praticamente un vero e proprio gioco a perdere da parte dello Stato monopolista del settore che “incassa” meno del 10% del giocato.”

“Dal 2013, anche a seguito di un progetto di legge di iniziativa del Partito Democratico, il Consiglio Regionale ha una legge per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico ma, alla luce di questi dati, i lodevoli interventi messi in campo dalla Lombardia e dai Comuni rischiano di non essere risolutivi se non si cambia radicalmente il sistema delle concessioni –conclude Borghetti– per questo motivo destano preoccupazione le notizie che arrivano da Roma. Nel testo della legge di bilancio deliberato dalla Camera sono state infatti inserite, su proposta di Lega e 5 stelle, le proroghe delle concessioni di Superenalotto, scommesse e Bingo, ma soprattutto il rinvio di un anno della dismissione delle slot machine senza controllo remoto. Inoltre è stato inserito nel testo anche il mandato al Governo per definire criteri omogenei su tutto il territorio nazionale in ordine alla distribuzione e agli orari degli esercizi che offrono gioco pubblico. Un attacco senza precedenti ai tanti regolamenti con fatica costruiti dai singoli Comuni e dai singoli territori per contrastare la diffusione delle occasioni e dei luoghi di gioco d’azzardo. Spero che al Senato la maggioranza corregga il testo ascoltando le tante richieste che stanno arrivando con forza dai Comuni, dal terzo settore e da chi da tempo è impegnato sul territorio”.