Le prime schermaglie politiche quando lo scorso agosto 2021 fu ormai chiaro che le corse dei cavalli al Caprilli non sarebbero state le protagoniste estive dell’impianto ardenzino riaperto invece agli eventi il mese prima, a sei anni dalla definitiva chiusura dell’ippodromo. Allora la Lega, e in altro modo anche Fratelli d’Italia e M5S, contestarono al sindaco Salvetti “una fretta assurda” dettata “da una illogica, quanto cocciuta, velleità politica” nonché “uno spreco di denaro in un momento critico”. Da allora, la richiesta di accesso agli atti relativi alla procedura d’appalto pubblico per i lavori di rifunzionalizzazione dell’ippodromo per le “perplessità sulla completezza dei progetti, quello definitivo e quello esecutivo, sulle procedure della loro adozione e delle verifiche dovute per legge, sulla correttezza degli atti amministrativi”.

Quindi, notizia di venerdì 13 maggio, l’esposto in Procura e alla Corte dei Conti presentato dalla consigliera della Lega Costanza Vaccaro, dal collega in aula Gianluca Di Liberti e dall’ingegnere Vito Borrelli perché “i documenti e le successive delucidazioni chieste al Segretario comunale non hanno chiarito i nostri dubbi”. Lo riporta livornotoday.it.

“Chiariamo innanzitutto che siamo a favore della riapertura dell’ippodromo – dicono in un documento congiunto gli esponenti della Lega -, per riconsegnare alla città un impianto sportivo che deve mantenere la sua vocazione storica. Lo ribadiamo, per controbattere le scorciatoie narrative tanto care al sindaco Salvetti, secondo le quali loro (la maggioranza) sono quelli bravi che si danno da fare per riattivare la struttura, e noi i cattivi che vogliono impedirlo. Non è così. Avremmo però preferito una soluzione molto diversa da quella adottata dal sindaco Salvetti, che ha obbligato il Comune a ingenti quanto inutili spese per la riattivazione di strutture e impianti, ovvero 2,2 milioni di euro stanziati per il primo lotto, più quelli necessari per l’illuminazione”.

“Avevamo suggerito un’immediata concessione pluridecennale della struttura, che avrebbe accollato gli investimenti necessari al soggetto vincitore del bando – si legge ancora nel documento -. Questi, nella durata prolungata della gestione, avrebbe potuto ammortizzare quei costi, liberandone il Comune. Oggi tuttavia la questione è un’altra: per noi – dicono ancora Vaccaro e Di Liberti – si tratta di un’iniziativa obbligata, connessa al controllo sugli atti dell’Amministrazione nell’adempimento della funzione di consigliere comunale”.

Cinque gli aspetti problematici che, secondo gli esponenti del Carroccio, hanno portato a depositare l’esposto. “Ci è sembrato che il progetto definitivo, utilizzato per la gara d’appalto, non abbia indicato le lavorazioni da effettuare se non in modo approssimativo – la spiegazione di Vaccaro e Di Liberti -. Che quel progetto sia stato erroneamente redatto in forma semplificata. Che la verifica e la validazione del progetto definitivo sia stato illegittimamente omesso preliminarmente alle procedure di affidamento dei lavori. Che il progetto definitivo sia stato quindi approvato dalla Giunta nel marzo scorso in mancanza di quella verifica obbligatoria per legge. Che manchino i doverosi, coerenti richiami tra il progetto esecutivo, redatto dall’appaltatore, e quello definitivo usato per determinare le offerte in fase di gara”. “Per questi motivi – la conclusione -, e per la tutela dell’Amministrazione pubblica, ci sentiamo nell’obbligo morale d’affidare ai competenti organi giudiziari tutte le verifiche e le valutazioni del caso”.