Le tariffe dell’Imu e della Tari ritornano alle aliquote pre-Covid (e cioè quelle del 2019). Per le due tasse, approvate durante il consiglio di venerdì sera, l’amministrazione comunale lignanese non prevede – almeno per il momento – una riduzione come quella garantita lo scorso anno.

Per il 2020, infatti, il Comune aveva deliberato una riduzione dell’Imu di 0,15 punti (passando quindi dall’attuale 0,91% allo 0,76%) per oltre un migliaio di attività produttive quali alberghi, bar, ristoranti, pizzerie e negozi. Ma anche per sale giochi, discoteche, campeggi, villaggi turistici e ambulatori medici (e parecchi altri immobili). E la manovra aveva determinato minori introiti complessivi per le casse comunali per oltre 700 mila euro ai quali si sono aggiunti, peraltro, ulteriori mancati guadagni per 805 mila euro derivati dallo sconto del 35% sulla Tari previsto, sempre l’anno scroso, a sostegno delle utenze non domestiche di Lignano.

Lo riporta il Messaggero Veneto.