“Sono costretto a intervenire e a dire qualcosa di più, purtroppo per voi, e mi dispiace. Il collega Marmo, nell’avanzare di questa legislatura, evidentemente perde in termini di lucidità, però ne guadagna molto in vis polemica e, aggiungo, anche un po’ in acidità dei suoi interventi. Lo inviterei ad essere un po’ più rispettoso del lavoro di tutti quanti noi, Presidente Marmo. Sarò costretto ovviamente a sottolineare gli evidenti errori e strafalcioni in cui è incorso”.

Lo ha detto il consigliere Vincenzo Colonna (Noi a Sinistra per la Puglia) intervenendo in Consiglio nel dibattito sulla revisione della legge regionale sul gioco d’azzardo.

“Intanto, faccio una premessa. Chi sta parlando è forse l’unico in quest’Aula, sei mesi fa si permise di sottolineare come tutta questa materia, a partire dalla previsione della distanza dei 500 metri della legge del 2013, soprattutto con riferimento agli esercizi e alle attività già in essere, fosse un nonsenso giuridico, per le ragioni che ora ha richiamato anche il Presidente Loizzo. Questa materia è regolata ‒ come sanno tutti ‒ per un verso, sotto il profilo edilizio, dall’attività e così via, quindi regolata attraverso le procedure standard (la SCIA e così via), che sappiamo tutti essere non a tempo; per altro verso, da autorizzazioni regolate dal Testo unico di pubblica sicurezza, anche lì sottratte a un regime temporale.

Quella previsione del 2013 era davvero un nonsenso con riferimento alle attività in esercizio. Aveva un senso, e ha ragione Marco in questo caso, nella programmazione. Quindi, il senso della distanza nella programmazione degli insediamenti era ben possibile per i nuovi insediamenti, per le nuove attività, come ‒ in questo smentisco il Presidente Marmo ‒ ampiamente confermato con dovizia di particolari e di argomentazioni dalla Corte costituzionale.

La seconda precisazione riguarda il mio subemendamento. Collega Marmo, io sono abituato ad ascoltare tutti in maniera molto laica. Non vado a definire la mia attività in funzione di accordi, di patti o di altro. Mi sono permesso semplicemente in quest’Aula di semplificare la vita, cioè di riportare la norma al testo originario, perché 500 metri erano per i nuovi insediamenti e 500 metri si propone di fare il subemendamento. Magari è lei, o chi vuole sostenere quella riduzione di distanza, a dover spiegare perché si sta ragionando in termini di metri, che ‒ concordo con lei ‒ è un dibattito abbastanza riduttivo, a dir poco.

Il mio subemendamento va nell’ottica di ripristinare per i nuovi insediamenti la distanza prevista nel 2013, che risponde a quelle logiche in tema sociale e sociosanitario che sottolineava Marco Galante e che la Corte costituzionale ha ritenuto con puntualità essere materia di competenza regionale. Tutto qui.

Per il resto, gli esercizi già esistenti e tutto quello che ci siamo detti, confermo che si sta facendo un buon lavoro oggi, finalmente, a rimuovere quella previsione, quel benedetto comma 3, cioè la previsione di un limite temporale entro cui le attività in essere erano impegnate a delocalizzarsi, si va semplicemente a rimuovere un non senso giuridico, e l’Aula, se si approccia a votare quella cancellazione, fa un buon lavoro”.