Spagna. L’esempio italiano in materia di politiche sul gioco d’azzardo ha molto da insegnare. Lo dicono gli operatori di gioco spagnoli in una nota nella quale lanciano un monito al Governo nazionale affinchè non si cada in errore vietando la pubblicità alle attività legali.

“La Spagna è uno dei paesi in Europa con il più basso tasso di gioco d’azzardo problematico, allo stesso livello della Svezia e davanti a paesi come la Germania . Il tasso di gioco d’azzardo problematico è rimasto stabile nell’ultimo decennio, intorno allo 0,3%, sulla base di tutti gli studi promossi dalla Pubblica Amministrazione (Piano Nazionale sulla Droga, Studi, Ages…), e in quelli promossi da iniziative private, come lo studio Game and Society 2020. Inoltre, la maggior parte degli spagnoli percepisce il gioco con assoluta normalità, come un’attività in più di svago, socializzazione e intrattenimento che fa parte della nostra cultura popolare- scrive in una nota CeJuego, associazione che riunisce il 70% delle imprese spagnole del gioco privato.

In Spagna, il gioco d’azzardo privato si è sviluppato di pari passo con un settore responsabile, che esercita e promuove politiche di tutela per i gruppi più vulnerabili  e che ha politiche di “tolleranza zero” per quanto riguarda l’accesso dei minori ai centri di gioco e alle scommesse, come corroborato dal risultati dei controlli negli stabilimenti di gioco svolti, su base costante, dal Servizio Controllo Giochi d’azzardo della Polizia Nazionale.

Nonostante le numerose evidenze che compongono la realtà del settore del gioco privato,  parte del discorso pubblico ha generato un allarme sociale ingiustificato che, ignorando la realtà scientifica, ha portato all’attuazione di norme arbitrarie che limitano la libertà individuale e imprenditoriale. Così, nel 2020, il ministro dei consumatori spagnolo, Alberto Garzón, ha approvato una nuova legge che limita la pubblicità delle società di gioco private. Al di fuori dell’ambito pubblicitario, a corredo della campagna diffamatoria nei confronti del settore del gioco privato, sono state anche attuate numerose restrizioni alla normale attività, limitazioni che non si applicano in alcun modo agli operatori pubblici del gioco. Queste leggi prendono come fonte di ispirazione più vicina il caso dell’Italia, primo Paese europeo ad emanare restrizioni di questo tipo.

Nel 2018 il ‘Governo Conte’ ha deciso di vietare la pubblicità del gioco con qualsiasi mezzo, compresa la pubblicità per scommesse sportive e giochi d’azzardo. A quattro anni dall’attuazione delle misure proibizioniste nella vicina Italia, l’esperienza dimostra che la loro istituzione ha portato effetti collaterali gravi e indesiderabili e che, in pratica, non sono state efficaci nell’affrontare il gioco problematico o nel limitare l’accesso di minori e gruppi vulnerabili al gioco d’azzardo, obiettivi per i quali, in linea di principio, sono state emanate queste leggi.

Lungi dal contrastare le attività fraudolente e di riciclaggio, articolando un’offerta dimensionata di gioco e offrendo la necessaria tutela alle fasce più vulnerabili,  in Italia si sono moltiplicati i casi di gioco d’azzardo illegale . Il numero degli operatori fuori normativa è aumentato notevolmente, creando spazi diffusi caratterizzati da rendere difficile per il consumatore la distinzione tra quegli operatori di gioco che offrono le garanzie necessarie per giocare in sicurezza, responsabilità e sostenibilità, da quelli che operano fuori legge.

Oltre al Decreto Conte, altre amministrazioni regionali e locali hanno gravemente danneggiato il mantenimento dei posti di lavoro nel settore del gioco privato e la sostenibilità degli esercizi di gioco, effetti causati, tra l’altro, dall’obbligo di distanze minime tra locali e “zone”. ”. Gli operai del settore, i sindacati e gli imprenditori si sono uniti per protestare chiedendo la modifica di queste norme astratte dalla realtà, poiché, come confermato dagli studi dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia, le persone con comportamenti problematici di gioco cercano luoghi per giocare lontani dalla loro abituale area di transito – luoghi in cui è probabile che siano conosciuti – con lo scopo di nascondere patologie patologiche comportamenti del contesto familiare e relazionale più vicino.

Dopo queste disastrose conseguenze, l’opinione pubblica italiana ha notevolmente abbassato il discorso che stigmatizzava gli operatori di gioco privati . Molti partiti politici, media e istituzioni italiane stanno iniziando ad accettare la realtà di un settore economico che genera occupazione, che contribuisce in modo rilevante al welfare state attraverso le tasse e che svolge la sua attività con le più alte garanzie etiche e legali, contribuendo a uno sviluppo sostenibile della propria attività e alla generazione di spazi sicuri per tutti i giocatori.

A livello regionale si torna su alcuni aspetti delle normative precedentemente emanate, in un momento di maggiore aggressività nei confronti del settore e senza aver svolto analisi puntuali sull’impatto che avrebbero avuto sui livelli occupazionali e sulla presenza di offerta di gioco illegale.

Tra questi, la  Regione Puglia , la legge del 2013 prevedeva che il distanziometro – 500 metri dai luoghi sensibili – fosse applicato alle nuove aperture, lasciando il tempo per il trasferimento dei locali esistenti entro 5 anni dalla sua emanazione. Dopo un ampio dibattito politico e istituzionale è stata varata la RL del 17 giugno 2019 che prevedeva l’eliminazione della retroattività del  distanziometro  e la possibilità di continuare a funzionare per tutti i locali prima del 2013.

Anche in  Piemonte , nel corso del 2016, è stata emanata una norma per cui le macchine arcade non potevano più essere presenti negli esercizi che si trovavano a una distanza di 300/500 metri dai ‘luoghi sensibili’. Anche in questo caso, dopo un’approfondita analisi, nel luglio 2021 è intervenuta una modifica della norma che ne ha eliminato gli effetti retroattivi e che ha consentito la riattivazione di tutti gli apparecchi da gioco presenti nei locali antecedenti alla legge 2016, salvaguardando così gli investimenti. preesistenti, che consentono un adeguato mantenimento dei livelli occupazionali. La normativa di  Campania e Veneto ha seguito la stessa linea , mentre in altre regioni, tra cui  il Lazio, hanno rinviato l’applicazione della legge per evitare ulteriori disastri occupazionali.

Sono molte le voci – degne di nota soprattutto quelle che provengono dall’interno del Governo italiano – che chiedono un ribaltamento delle norme che regolano la pubblicità, a causa dei gravi danni che sta arrecando allo sport di base italiano.

Dall’esperienza del caso italiano emerge la conclusione che  le politiche proibizioniste, e tutte quelle che cercano di stigmatizzare un settore economico che rispetta tutte le garanzie legali e gli standard etici – come nel caso del gioco privato in presenza – ostacolano il normale svolgimento della sua attività, comportano conseguenze disastrose e indesiderabili, frutto della loro inefficienza, lesive della trasparenza, delle garanzie di tutti gli attori, della tutela delle fasce più vulnerabili, dei numerosi posti di lavoro generati dal settore e del enorme economia contributiva sotto forma di tasse.