“Nell’ambito dell’obiettivo del contenimento dell’offerta di gioco l’articolo 15 mira ad ampliare la potestà dei Comuni nell’individuazione di ulteriori limitazioni a livello territoriale. A tal fine si aggiunge un criterio aggiuntivo, che è quello della distribuzione oraria, per consentire in ambito locale la previsione di eventuali fasce di interruzione del gioco nell’arco della giornata”.

E’ quanto detto nell’aula del consiglio regionale del Lazio dall’assessore Alessandra Sartore durante l’illustrazione generale della proposta di legge regionale n. 194 del 31 ottobre 2019 “Misure per lo sviluppo economico, l’attrattività degli investimenti e la semplificazione”, adottata dalla Giunta regionale con deliberazione n. 789 del 25 ottobre 2019. Questa prevede anche l’introduzione del distanziometro per le attività di sala giochi e slot con effetto retroattivo.

“Si interviene inoltre attraverso l’introduzione di una disciplina transitoria che estende le limitazioni vigenti per le nuove sale anche ai punti gioco già esistenti alla data dell’entrata in vigore della presente legge, prevedendo tempistiche differenziate di adeguamento per gli esercizi commerciali e le sale da gioco ed il raccordo con i diritti e i criteri contenuti nelle linee guida già adottate in materia in Conferenza Unificata” ha aggiunto Sartore.

Si tratta di modifiche alla legge regionale sul gioco d’azzardo del 2013 con l’introduzione di norme transitorie. Il testo impone il rispetto della distanza minima di 500 metri anche alle sale e agli esercizi con slot già autorizzati alla data di entrata in vigore del provvedimento. Per gli esercizi commerciali con slot ci sono 18 mesi di tempo per adeguarsi alle disposizioni. Le sale da gioco, sale bingo, hanno tre anni di tempo, o cinque anni per le autorizzazioni decorrenti dal 1° gennaio 2014. Il termine per la rimozione degli apparecchi sotto distanziometro può, infine, essere prorogato dai Comuni fino a cinque anni, se sono collocati “all’interno dell’unico esercizio di vendita al dettaglio di prodotti alimentari o dell’unico esercizio di somministrazione di alimenti e bevande esistente nel territorio comunale”.