Che ci sia o meno il ivieto di pubblicità al gioco d’azzardo cambia ben poco per la fiorente industria dello streaming illegale. Anzi, il fatto che non si possa fare pubblicità legalemente, come succede in Italia grazie alla entrata in vigore della norma contenuta nel Decreo Dignità, favorirà il passaggio di molti messaggi pubblicitari proprio su queste piattaforme.

Secondo quanto rivela un report di White Bullet  il 40% di tutte le pubblicità su siti Web che violano la proprietà intellettuale nel quarto trimestre del 2018 provengono da campagne di noti brand, con il 10% di tutte le pubblicità provenienti da marchi importanti.
Project Brand Integrity è appunto un progetto attraverso il quale White Bullet cerca di spostare altrove le principali pubblicità di marca sui siti Web che violano la proprietà intellettuale in Europa informando gli inserzionisti che la loro presenza in siti Web pirata rappresentano un alto rischio.
Si stima che il 43 percento della pubblicità presente su siti che infrangono la proprietà intellettuale, come ad esempio i siti di tv in streaming, provengono da società che offrono servizi per il gambling. A seguire le pubblicità di servizi per l’intrattenimento con una percentuale di circa il 14 percento.
Secondo la normativa vigente, in Italia le emittenti tv dovranno oscurare il nome di sponsor di giochi e scommesse, anche dalle magliette delle squadre (durante le dirette e le differite). Non solo. Le televisioni italiane saranno obbligate a oscurare anche le pubblicità di scommesse dai cartelloni degli stadi inglesi, spagnoli o tedeschi. Ma per il calcio e tutti gli altri eventi sportivi in streaming (ovviamente illegali) potrebbe essere una fortuna. Nel vero senso della parola.