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Le restrizioni all’offerta di gioco offline comportano un aumento delle giocate nell’online? Per Paolo Jarre, del Dipartimento “Patologia delle dipendenze” ASL TO3 Piemonte, la risposta è no. Jarre ha esposto i dati di una ricerca condotta per la Regione Piemonte oggi a Roma, in occasione di un convegno presso l’Istituto Superiore di Sanità.

“Nel 2017 il gioco a distanza registrava un volume di giocate pari a 27 mld di euro, mentre nel 2018 ha sfiorato i 32 mld. Questo vuol dire che il volume delle giocate è cresciuto anche in Piemonte dal 2015 al 2018, precisamente del 75 %, mentre in Italia l’aumento registato è stato dell’81%. Il gioco online galoppa, ma nella regione dove sono state introdotte misure restrittive all’offerta offline, meno che nel resto d’Italia. Il Piemonte è insomma sotto la media. In Molise, ad esempio, il valore è quasi replicato. Questo è un dato importante perchè dimostra che chi gioca online non è la stessa persona che gioca offline. Ma dove finiscono questi soldi che in Piemonte non sono stati giocati? Si spera siano rimasti nelle tasche dei giocatori” suggerisce Jarre.

“Il gioco offline in Italia dal 2015 al 2018 è aumentato del 5% e in Piemonte, dove è avvenuta una restrizione geografica, è diminuito dell’8,6%. Questo smentisce quindi una delle principali suggestioni di chi contesta misure restrittive all’offerta di gioco. Non possiamo invece dire nulla sul gioco illegale e sul gioco patologico. Stiamo portando avanti uno studio in questo senso. Non si può dire nulla anche sulla riduzione dei posti di lavoro, del resto va evidenziato che chi investe in azzardo deve sapere che è soggetto alla mutevolezza della politica. Investire in azzardo, insomma, è rischioso”.