Informazione, consapevolezza e ruolo degli operatori e dello Stato nella offerta di gioco. Ne ha parlato offrendo un punto di vista giuridico il professor Cristiano Iurilli, responsabile area legale del gruppo ricerche diritti giocatore-consumatore dell’Università di Roma Tor Vergata e componente del comitato scientifico su “Ludopatia” dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso di un Webinar dedicato al tema organizzato da AssoConFam, associazione di consumatori e famiglie con la collaborazione scientifica della Associazione Le Metamorfosi aps.

“Fermarmi alla componente azzardo nel parlare di GAP non mi è mai piaciuto”, così ha introdtto il suo intervento il professor Iurilli. “Personalmente sono molto critico nella concezione del disturbo da gioco d’azzardo in relazione alla sola componente azzardo, dove questo termine già presuppone una forma di ‘condanna’. Se noi ci limitiamo a questo non facciamo che limitare il nostro ambito di studio. Ampliamo invece la nostra analisi al contratto che alla base di ogni acquisto di un tagliando del GrattaeVinci, di ogni giocata online, ovvero la sottoscrizione di un contratto, con, da una parte una impresa e dall’altra il giocatore. Pensiamo allora ai giochi play for fan, giochi a componente economica dove acquisti dei bonus per superare della fasi di gioco e quindi le condizioni contrattuali, che sono alla base possono essere l’inizio del disturbo da gioco”, suggerisce Iurilli nel corso del suo intervento che ha riguardato anche il tema dei concessionari. “La demonizzazione dei concessionari pubblici e ‘l’anomalia’ che qualcuno riscontra nel mercato italiano laddove lo Stato è gestore del gioco ci dovrebbe portare a creare ad un labile equilibrio tra concessionario, Stato e giocatore. Tutti sono protagonisti del mercato e qui bisogna capire se la regolamentazione del gioco in Italia debba continuare a partire dall’alto. Ovvero necessaria riforma una imposizione politica che in alcuni casi porta a delle regolamentazioni sbagliate o se debbano essere anche i concessionari, dal basso, a proporre una quella che è una necessaria riforma del sistema dei giochi. In questa dinamica, bisogna capire che è necessario un mutamento nella sensibilità rispetto al problema del disturbo da gioco, anche in relazione alla comunicazione, esigenza per altro che, oggettivamente, hanno anche i concessionari. La comunicazione come orientamento al gioco, scelta di consumo, consumo del gioco e assistenza post consumo, è molto importante. Io sul divieto tout court della pubblicità non sono d’accordo. Pensiamo invece a marketing reputazione, pubblicità funzionalizzata a informare sul gioco d’azzardo. In questo modo il concessionario viene fatto parte integrante sul problema della comunicazione che diventa funzionale anche in termini di orientamento al consumo. Va detto infatti che la maggior parte dei consumatori non conosce la differenza tra offerta illegale e legale, tra piattaforma .it e .com e l’informazione in questo è fondamentale. La mancata della conoscenza dell’uso delle carte di credito è parte del problema del disturbo da gioco e allora chi dovrebbe farlo se non lo Stato”. La demonizzazione del concessionario secondo Iurilli viene meno con “una reale sisteme di prevenzione, cura, diagnosi e comunicazione. Il marketing responsabile diventa uno degli aspetti fondamentali del gioco. Il gioco non può essere limitato alla territorialità, altrimenti diventa un non-problema”. “Parliamo di gamification, realtà sconosciuta alla politica e a altre istituzioni che si occupano di gioco, quando invece l’ambiente di gioco deve comportare una azione di compliance aziendale nel capire quegli elementi che possono portare al gioco patologico, come suoni o colori. Diamo una informazione al giocatore, facciamolo fermare, questo andrebbe fatto e non il divieto di pubblicità”. “Chiediamoci perché in molti non sanno cosa sia un amministratore di sostegno, c’è una scarsa informazione sulle conseguenze economiche/patrimoniale del gioco. Chiediamo se c’è uno stretto connubio tra concessionari e istituzioni bancarie. In Italia c’è stata solo una banca che anni fa ha chiuso 7mila conti bancari perché su quei conti avevano censito un eccessivo utilizzo del gioco. Il banco bancario potrebbe coadiuvare Stato e concessionari per intercettare il giocatore problematico. Ma spesso si parlano linguaggi diversi, che non si comprendono ed è difficile realizzare piani di intervento efficaci” ha concluso Iurilli.