Nessun provvedimento è stato emesso contro la società che gestisce l’ippodromo per i ritardi nel piano di definizione del pregresso tributario a causa della pandemia. La concessione quindi per il momento è salva ma il Comune di Follonica (GR) rimane vigile. E’ quanto riporta Il Tirreno.

È questa in sintesi la risposta dell’amministrazione all’interrogazione che il consigliere della Lega Daniele Pizzichi aveva rivolto al sindaco Andrea Benini a inizio marzo.

Nel documento Pizzichi chiedeva come mai non fosse sospesa la concessione dell’ippodromo ritenendo la società di gestione inadempiente nei confronti del Comune per il mancato pagamento di alcune rate dei tributi non versati, tributi per i quali era stato fissato un piano di rientro con la determina dirigenziale 526/2018 a patto di rispettare la regolarità dei versamenti.

A marzo 2021 Pizzichi verificò tramite richiesta agli uffici comunali che dal piano di rientro mancavano i pagamenti della rata 2018 e della prima rata 2019, sollecitati dal Comune il 20 gennaio 2020 con scadenza poi prorogata più volte causa Covid fino al 20 settembre 2020.

Il sindaco: «La diffida del 20 gennaio 2020 aveva a oggetto il pagamento della seconda rata 2018 e di entrambe quelle del 2019, tali somme risultano saldate a febbraio 2021 insieme alla quota parte trattata anno 2020, Imu 2012 per Fcc e Sipet e Tars 2012 per Sistema cavallo (la società che gestisce l’attività sportiva dell’ippodromo, ndc) eccetto che per la parte di competenza delle società Cerretelle per la quale è pendente un contenzioso in Cassazione».

In riferimento alle rate del 2020 che risultano ancora non versate «anche in seguito a un ulteriore richiesta di proroga pervenuta dal concessionario (scadenza originaria 30 settembre 2020, ndc) l’amministrazione ha ritenuto di non poter pronunciare la decadenza automatica tenuto conto della eccezionalità determinatasi a seguito della proclamazione dello stato di emergenza nazionale. La difficile situazione venutasi a creare in seguito alle limitazioni dell’attività legati alla pandemia – spiega ancora Benini – ma soprattutto la sospensione ex legge dei termini dei pagamenti e delle azioni esecutive disposta dal Governo quale misura a tutela delle aziende colpite dalla crisi economica hanno di fatto mutato le condizioni iniziali che costituivano il presupposto per l’applicazione della clausola risolutiva. L’emergenza nazionale dovuta alla pandemia e la crisi che ne è conseguita, unitamente alle misure straordinarie adottate dal legislatore, rendono tale accertamento più indefinito per cui non è escluso che un eventuale giudice di merito possa non ravvisare una colpa specifica nel comportamento del debitore. Resta inteso che l’amministrazione continua comunque a monitorare la situazione e si riserva di adottare ogni atto di competenza nell’interesse complessivo generale, fino alla definitiva pronuncia della decadenza, o velina adempimenti di natura tributaria persistessero ingiustificatamente ovvero dovessero verificarsi ulteriori e diversi inadempimenti agli obblighi assunti dalla Fcc nell’ambito della convenzione sottoscritta nel 2003».