Il comparto del gioco pubblico è da anni senza ‘voce’. Da tanto tempo ‘invisibile. Quindi non ritenuto degno di essere rappresentato in Parlamento (non c’è una delega ai ‘giochi’). E ora anche disconosciuto come categoria gravata dalle tasse.

Nell’ultimo decreto ‘Rilancio’, che oggi il consiglio dei Ministri si appresta ad approvare, è prevista una misura che istituisce un Fondo per il sostegno allo sport alimentato attraverso la raccolta delle scommesse. La tassa in questione, che è un prelievo sul margine spettante ai gestori delle agenzie, centri scommesse attività di raccolta in generale, non viene infatti definita tale.
Si parla genericamente di versamento di una quota della raccolta al Fondo istituito presso il Ministero delle Finanze.
Così mentre il comparto si confronta, e protesta, contro un provvedimento che se attuato porterà al fallimento di moltissime piccole imprese, il Governo va avanti per la sua strada forte di un parere chiesto all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che già il 21 aprile scorso ha sollevato perplessità sulla misura. Perplessità che non si sono tradotte però in una vera e propria bocciatura.
Così la reale natura di questa idea resta confinata in una relazione che a nessuno interessa e che, per tutti, passa in secondo piano.

Ancora una volta, come quando si aumenta il prelievo sulle ‘slot’, la politica sceglie una precisa forma di ‘narrazione’ per far passare il messaggio.
Nessuno dirà che a pagare questo prelievo saranno gli esercizi commerciali, nessuno dirà che danneggerà i giocatori, nessuno dice apertamente quello che è.

La strategia partita da una demonizzazione del gioco negli anni è stata raffinata. Senza una collocazione precisa, messa in silenzio, senza poter più apparire sotto qualsiasi forma per il divieto di sponsorizzazione, l’industria dei giochi oggi è un fantasma perfino per l’Erario che la tassa senza sapere di farlo (o almeno così vuol far credere). mc