“Bisogna vincere il pregiudizio diffuso, purtroppo, verso il settore dei giochi. Questo settore un concessionario dello Stato oltre a dover competere con i concorrenti lo deve fare anche con chi sfugge al controllo dello Stato offrendo prodotti illegali, con un’offerta sicuramente più attrattiva. Chi ha più da perdere è proprio lo Stato, che non incassa le imposte e consegna il giocatore alle organizzazioni criminali”.

Lo ha detto il Dott. Marco Zega (nella foto), Direttore Amministrazione, Finanza e Affari Istituzionali Codere Italia, durante l’incontro online “In nome della legalità. Senza regole non c’è gioco sicuro – La chiusura del gioco legale come grossa opportunità per il gioco illegale” organizzato dall’azienda.

“Questo fenomeno a seguito della chiusura delle attività nel 2020 si è accentuato, da 11 miliardi entrati nelle casse dell’erario nel 2019 oggi si è scesi a 6,7 miliardi. Non voglio pensare che tutta questa differenza sia finita nell’illegalità ma una quota sicuramente sì. E’ imprescindibile poter tornare alle nostre attività, tramite protocolli realizzati da professionisti insieme ai rappresentanti sindacali. Dopo oltre 200 giorni di chiusura se si vuole evitare il collasso di questo settore lo Stato deve sostenere le imprese. Le nostre attività uscite dalla crisi dovranno essere accompagnate in un percorso di recupero, non possono farcela da sole. In questa situazione è quanto meno opportuno il rinvio dei versamenti delle imposte. Nell’attuale drammatico contesto se non si spostano in avanti i pagamenti gli operatori verranno messi in gravissima difficoltà. I ristori ottenuti, inoltre, sono stati insufficienti per colmare il buco creatosi nei nostri bilanci. E’ essenziale prevedere dei ristori che coprano anche il periodo delle ulteriori chiusure che stiamo vivendo, servono alle imprese per la copertura dei costi fissi. Auspichiamo inoltre che il termine di scadenza previsto per le concessioni venga prorogato, andrebbe previsto che almeno nella fase iniziale gli oneri concessori non siano dovuti. Chiudo con un rammarico, anche in questa drammatica situazione purtroppo le nostre attività, e credo siano state le uniche, hanno subito una aggravio della pressione fiscale. Serve un periodo in cui le aliquote di imposta possano scendere per consentire il recupero delle perdite che tutti abbiamo consuntivato in questo periodo di inattività”.