“Secondo quale regola giuridica si decide di non aprire o di aprire e chiudere conti alle società che si occupano di gioco? La ragione è semplice. Gli istituti bancari interpretano in modo errato una norma del 2019, attraverso una indicazione di anomalia fornita dalla Banca d’Italia, per il riciclaggio, che indica alcuni tipi di attività economiche caratterizzate da particolare utilizzo di contanti, come il caso di gioco e scommesse”.

E’ quanto spiega il Prof. Ranieri Razzante (nella foto), Docente di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” all’Università di Bologna e Presidente A.I.R.A. – Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, nel corso del suo intervento all’evento “In nome della legalità” organizzato da Codere Italia.

“Non è insomma una pregiudiziale, ma è un suggerimento rispetto alla clientela. Fattori di rischio, ma non presunzione di sospettabilità. Vorrei chiedere alle banche che stanno chiudendo conti bancari agli operatori di gioco, scommesse, sale giochi, se sono sicure di aver capito queste indicazioni. Questo vuol dire che il Preu, se si continua così, non si capisce come potrà essere ancora versato allo Stato”.

Il Prof. Razzante commenta anche la tendenza di una certa stampa nel parlare del gioco come un settore a rischio riciclaggio e infiltrazioni criminali. “Quando si parla di riciclaggio che privilegia ‘il settore dei giochi’, come se avvennisse solo in questo settore, non si tiene conto delle risultanze delle autorità a fronte di un apparato antiriclaggio. Se lo si facesse si vedrebbe che alla categoria degli operatori del gioco si deve il 50% delle segnalazioni, nel 2019 e anche nel 2020, a fronte di una generale riduzione delle SOS. Ma quando qualcuno scrive, dice esattamente il contrario. Allora, da consulente del settore, continuo a dire che queste imprese sono tra le più avanti al mondo in fatto di regole antiriclaggio. La nostra rete di prevenzione antiriclaggio dà regole così severe e seguite tali da non avere esempi di pari livello in Europa. Per non parlare dei Paesi extra-europei. E’ noto che anche gli stati europei più evoluti non applicano la normativa principe nella prevenzione dell’antiriclaggio. No a conclusioni affrettate, quindi, e prive di fondamento.

Le segnalazioni riguardano soprattutto l’online, che con la pandemia registra uno spostamento dell’attività dal terrestre come è ovvio. I dati vanno analizzati con attenzione anche quando si parla di infiltrazione criminali. Questi ci dicono che le infiltrazioni criminali avvengono soprattutto nella rete, a valle. Molte operazioni sono state fatte nel settore e se andiamo ad analizzarle sono quasi tutte rivolte non all’amministratore delegato del consiglio di amministrazione delle grandi aziende, che contribuiscono in maniera importante al gettito erariale. Ma spesso si dice il contrario e non ne capisco il motivo. Cosa significa quindi dire che c’è una infiltrazione ‘privilegiata’, se i dati non lo dimostrano?”, conclude Razzante.