Il difetto tutto italiano di considerare il gioco pubblico soltanto un problema tra il malaffare e la ludopatia anziché un ramo del settore industriale è esploso in tutto il fragore con la pandemia. Prima del Covid, nonostante le misure di contrasto alla ludopatia adottate sia a livello nazionale sia a livello regionale, l’industria del gioco pubblica garantiva allo Stato oltre 10 miliardi di entrate l’anno. Con quasi undici mesi di serrata forzata dalle restrizioni anti-coronavirus, per un totale di 220 giorni, il gioco pubblico in Italia ha il record europeo di chiusura tra tutti i settori produttivi.

E’ quanto scrive Il Sole 24 Ore.

Chiusure forzate che hanno una doppia aggravante: una per le casse dello Stato che registrano una perdita di gettito per l’anno 2020 vicina ai 5 miliardi di euro; una per la sicurezza pubblica, visto che in Italia i cittadini anche con le sale chiuse hanno continuato a giocare ma rivolgendosi al gioco illegale. Lo stesso direttore generale delle Dogane e dei Monopoli Marcello Minenna in più occasioni ha ribadito come durante i mesi di lockdown la stessa autorità regolatrice del mercato ha registrato una vera e propria esplosione del gioco d’azzardo favorendo soltanto i guadagni della criminalità organizzata.

A pagare il danno maggiore sono comunque i lavoratori del settore che rivendicano la dignità di un comparto che «rappresenta il presidio più efficace contro il gioco illegale a tutela dello Stato e dei cittadini». Lavoratori che giovedì 18 febbraio hanno invaso Piazza del Popolo a Roma e Piazza del Duomo a Milano (dalle ore 15 alle ore 19) per manifestare tutto il loro disagio e le loro difficoltà. Una manifestazione che vuole dare voce agli oltre 180mila lavoratori (per un totale di 400mila persone circa considerando anche i rispettivi nuclei familiari) colpiti dalla prolungata sospensione delle attività del settore dei giochi e per il quale poco o nulla si intravede all’orizzonte. L’obiettivo dei lavoratori e delle imprese del gioco legale è quello di riuscire a sensibilizzare il nuovo Governo per la ricerca di strategia pragmatica nella modulazione delle misure di contenimento del contagio. Come evidenziato dall’associazione dei gestori AsTro i ristori fino ad oggi erogati alle imprese del settore hanno coperto meno del 10% delle perdite subite. E con i rischi di nuovi lockdown legati alle varianti del Covid il rischio di un vero e proprio collasso del settore si fa sempre più concreto.