Il comparto del gioco legale, tanto vituperato dalla politica e dalla opinione pubblica, ha un problema di visibilità.

Tutti d’accordo su questo, del resto è così da quando risultava difficile perfino collocarlo all’interno di una categoria economica. Lo è stato anche quando due decenni fa, con le slot, è stato affidato alle competenza dei Monopoli.

Ha un problema di visibilità soprattutto ora, malgrado l’interesse espresso da esponenti della politica con dichiarazioni più o meno esplicite.

Ben vengano i richiami alle migliaia di imprese che in questi mesi sono state ignorate, dalla politica e dalle amministrazioni regionali, ma non bastano.

Nelle stesse ore in cui si susseguono le dichiarazioni di intenti e i riconoscimenti al ruolo svolto dagli imprenditori del settore la macchina ‘fiscale’ non si arresta.

L’imposta sugli intrattenimenti per gli apparecchi è dovuta, malgrado le chiusure delle sale giochi da mesi. E poi l’imposta sulle concessioni di scommesse, quindi gli obblighi relativi al Preu sulla raccolta degli apparecchi da gioco. Tutto questo mentre il Paese è fermo e in particolar modo lo sono le attività di raccolta autorizzate.

Ma la politica, quella che oggi conosciamo, si sa, si nutre di emergenze.

Visibilità e coinvolgimento, le parole d’ordine della comunicazione politica di cui anche il settore del gioco rischia di farne le spese.

Parole, che raramente si traducono in un fatto concreto. Basterebbe un segnale, a cominciare da una presa di posizione sugli adempimenti fiscali a cui gli imprenditori del gioco sono tenuti così come tutti gli altri.

E invece no. Le parole che ieri erano di quelli che stavano al governo diventano quelle di chi ci sta oggi.

La ‘slot’ della politica è in piena attività: la risposta giusta a chi la vuole sentire.

Nel frattempo si accumulano le settimane di chiusura, danni su danni, su imprese già provate da una politica fiscale approssimativa di cui nessuno si è mai preso la responsabilità.

Se l’indifferenza degli anni passati era un cattivo presagio per le sorti del settore del gioco legale, la ‘facilità’ con la quale una politica fatta di tanti personaggi e di poche idee si esprime e si mostra a chi vorrebbe risposte, non promette bene.

Leggendo attentamente tra le righe c’è sempre una condanna a chi ha sbagliato in passato, comprensione per i problemi di chi ascolta, un invito a resistere e a sperare che prima o poi arrivi qualcuno ad aiutarci.

Oggi più che mai, in questo stato di emergenza, le scelte politiche sono scelte di consenso, l’effetto annuncio più importante delle cose ‘fatte’.

Dopo mesi, troppi, il comparto vuole più risposte e meno annunci. Più fatti e meno intenzioni. mc