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Altra gaffe clamorosa per il vicepremier che dopo la figuraccia degli 8mila posti di lavoro l’anno che secondo l’Istat si perderebbero una volta approvato il decreto Dignità dovrà spiegare perchè la posizione espressa da Confindustria a proposito del divieto sulla pubblicità del gioco d’azzardo corrisponde a quanto scritto nella Relazione dei Tecnici dello Stato che accompagna il provvedimento all’esame della Camera. 

Nello specifico la relazione riporta quanto segue :

Gioco on line (escluse le scommesse sportive)

Per il gioco on line il divieto assoluto di pubblicità avrebbe effetti senza dubbio maggiori, anche in considerazione del fatto che è in corso la procedura ad evidenza pubblica per l’attribuzione di 80 nuove concessioni, il cui costo è pari a 200 mila euro. Infatti, per questo comparto la pubblicità e la sponsorizzazione rappresentano l’unico modo per farsi conoscere dai giocatori e per distinguersi dagli operatori illegali, contribuendo così allo spostamento del gioco dal settore illegale a quello legale. In proposito, anche la Commissione Europea ha raccomandato ai Paesi membri una regolazione della pubblicità che sia “contenuta e strettamente limitata a quanto necessario al fine di canalizzare i consumatori verso le reti di gioco controllate” e ha affermato che le “comunicazioni commerciali sui servizi di gioco d’azzardo on line possono svolgere un ruolo importante nell’orientare i consumatori verso offerte permesse e controllate” (cfr. 2014/478/UE: Raccomandazione della Commissione, del 14 luglio 2014, sui principi per la tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi di gioco d’azzardo on line e per la prevenzione dell’accesso dei minori ai giochi d’azzardo on line).

Tenendo conto di quanto sopra, può stimarsi che la perdita di “giocato” relativa a questo settore sarà del 20%.

Considerato che il gettito atteso per il 2018 è pari a circa 140 milioni di euro, la perdita può essere stimata, a regime, in misura pari a 28 milioni di euro l’anno.

I Tecnici ricordano al ‘distratto’ ministro che “la pubblicità degli apparecchi da divertimento (slot) settore ritenuto (?) a più forte rischio per il gioco cosiddetto problematico – è vicina allo zero (così come la pubblicità del Bingo). Per quanto riguarda gli impatti sulla finanza pubblica del divieto totale e assoluto di pubblicità sul gioco legale , va tenuto conto che gli investimenti pubblicitari vengono effettuati dai concessionari , mentre l’Agenzia delle dogane e dei monopoli non promuove il gioco legale in alcuna forma.

Se si escudono i ‘numeri’ quanto riportato non differisce molto dalle dichiarazioni di Confindustria ieri in Commissione.

Leggi la relazione dei Tecnici al decreto Dignità a questo link

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