Il settore delle scommesse messo in ginocchio dall’emergenza Coronavirus, con la chiusura di migliaia di agenzie. Eppure bisogna guardare avanti, facendo di questo momento terribile un’opportunità. Ma come affrontare la crisi e soprattutto come pensare alla ripartenza delle attività commerciali? Associazioni, operatori e istituzioni, che ruolo possono avere? Ne parliamo con Raffaele Palmieri, conoscitore del comparto, già consulente e oggi riconosciuto opinion leader.

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Il comparto delle scommesse, con la chiusura delle sale, è stato uno dei primi ad essere colpito dagli effetti del lockdown. Come giudica i primi interventi attuati dal Governo per sostenere il settore?

Le misure al momento sono inadeguate, per i concessionari è stata prevista solo la dilazioni dei termini di pagamento. Attendiamo fiduciosi le prossime misure del Governo.

Quali proposte si sentirebbe di fare?

Il mercato ha subito un contraccolpo non indifferente. La prima cosa, tangibile, che il Governo può fare a favore del settore è una misura jolly, ovvero costituire un unico Fondo di Garanzia per gli esercenti, i punti punti vendita, che considero le vere sentinelle di questa rete. Si tratta di un’opportunità che consentirà a tutta la rete di accedere in tempi molto brevi a un mutuo chirografario (senza ipoteche o altre garanzie reali), garantito dallo Stato fino a un importo massimo di 30.000 euro. Mentre la prima proposta tangibile per i concessionari sarebbe l’abolizione delle tasse su tutti i prodotti di gioco pubblico che si vendono attraverso una rete fisica per i primi i 4 mesi dell’anno 2020. Per chi ha già versato si potrebbe pensare ad effettuare una compensazione nei due scaglioni successivi di pagamento. A seguire l’attivazione rapida, immediata, della cassa di integrazione in deroga, vale a dire senza passare per la solita burocrazia, per i mesi di forzata chiusura anche per le imprese con un numero di dipendenti esiguo. Dal decreto ultimo non è chiaro se questo sarà possibile possibile farlo. Con queste misure si potrebbe davvero ripartire ed in tempi rapidi.

Da punto di vista operativo, invece, il mio augurio è che il tutto finisca al più presto, ma c’è da dire che per il futuro le cose saranno sostanzialmente diverse. Saranno necessari altri investimenti, saranno previste altre modalità di accesso ai locali pubblici, nonché ai luoghi dedicati al gioco come sale Bingo, sale dedicate, sale scommesse etc. Per i luoghi promiscui serviranno nuovi spazi architettonicamente separati, altrimenti non potranno operare. Ritorna con forza, in altre parole, il concetto di classificazione dei luoghi pubblici destinanti alla raccolta del gioco. Quelli tipo A e quelli di tipo B, per intenderci. Si tratta di costruire una rete qualificata nell’offerta ed in particolare nella infrastruttura fisica e tecnologica, non c’è altra via.

Solo così potremo ripartire, a mio avviso, una volta ritrovata una normalità in tutto il continente europeo, e considerato il rinvio sia dei Campionati Europei che delle Olimpiadi. Bisognerà concludere necessariamente i campionati nazionali, a porte chiuse, a partire dal prossimo giugno per finire nella prima metà luglio con il metodo dei play off e play out, mentre le competizioni europee, avendo lo spazio temporale necessario, potranno essere concluse regolarmente.

Crede che la domanda si possa spostare verso l’on line? Potrebbe essere un effetto solo temporaneo?

Sì, è stato un effetto temporaneo. I canali di raccolta sono differenti, ma sicuramente inizialmente l’effetto COVID ha portato questo tipo di travaso. Il lockdown italiano del 12 marzo e di seguito di tutti gli altri paesi europei, ha bloccato tutte le attività sportive che erano oggetto di scommesse e di conseguenza è venuto meno qualsiasi tipo interesse del giocatore. In ogni caso, la socialità che crea il punto di ritrovo fisico non è assolutamente paragonabile a quella del sito di gioco on line di gioco, seppur stimolante ed accattivante come offerta .

Dopo l’emergenza Coronavirus, con la ripresa di quella che possiamo definire la ‘normalità’, gli operatori di scommesse dovranno pensare a soluzioni diverse nella distribuzione dell’offerta o nell’offerta stessa? O crede che resterà tutto com’era?

Assolutamente no, tutto dipende da quanta percezione avrà lo scommettitore del livello di servizio e di affidabilità del luogo di frequentazione. In altre parole la sfida non passerà solo attraverso offerta di gioco e servizi, ma anche attraverso la conformità del luogo a cui accederanno le persone. Il rapporto fiduciario tra scommettitore ed esercente avrà anche questo nuovo elemento di valutazione, che sarà decisivo a mio avviso. La chiave della ripresa sta nelle offerte legali devono essere di nuovo disponibili il più rapidamente possibile in modo che l’istinto naturale di gioco delle persone possa essere diretto in modo ordinato e le persone possano giocare dove si sentono principalmente protette e tutelate.

Questo dramma che sta colpendo tutto il Paese potrebbe in qualche modo influire anche sui rapporti tra gli enti locali, la politica e il comparto giochi pubblici? Che ruolo potrebbero avere le associazioni?

Le associazioni tutte dovrebbero collaborare alla ripresa e quelle di settore in particolare. Il settore dei giochi pubblici, come ogni volta, è pronto a dare: per tutte le emergenze: in occasione di terremoti, per gli alluvioni, per le varie epidemie. Quanti provvedimenti in Finanziaria sul settore dei giochi abbiamo visto! Lotterie, innalzamento delle tasse, abbassamento della aliquota di pay out a danno del giocatore, tanti bandi di gara, sanatorie, etc. Ma nessuna misura, negli ultimi anni, concreta ea sostegno delle imprese di settore, semplicemente tutte rivolte al reperimento di risorse.

Bisogna, a mio avviso, che il Governo faccia ripartire in primis i “virtuosi”, i “regolari” ed abbia la forza di impostare un piano di ripartenza nazionale della rete anche se graduale ma agevolato, come ho descritto in precedenza.

Insieme allo Stato abbiamo anche il dovere di immaginare una strada per far emergere le sacche di “irregolarità” anche all’interno del settore, ad esempio l’obbligo di inquadramento dei lavoratori attraverso un contratto di settore. Il tutto per darci un riconoscimento effettivo dei numeri e dei reali livelli occupazionali che genera questa tanto bistrattato settore dei giochi pubblici. Facciamo emergere la verità. Il rischio che in questo momento delicatissimo è che i soldi vadano solo in misure assistenziali, ancor più occasionali che, dietro lo stato di emergenza, superano, prevaricano le nostre legittime attese.

Il ruolo delle associazioni?

Le dirò di più, visto che me ne sono occupato per tanti anni. Le associazioni di settore hanno l’obbligo di chiedere con forza e nel contempo comunicare, rendere trasparente, tangibile una sola cosa: il virtuoso rapporto che c’è tra il cospicuo versamento delle imposte all’Erario ed il corrispondente impiego dello stesso.

Bisogna cambiare strategia, affiancarsi agli enti locali, alle Regioni che hanno competenza costituzionale in materia di tutela della salute pubblica;

  • 1. Chiedere con forza che i trasferimenti dello Stato alle Regioni dei nostri versamenti, siano trasparenti, contingentati e destinati alle emergenze sanitarie, in attesa della famosa “devoluzione fiscale”. In particolare le somme anticipate e trasferite, ogni quadrimestre con destinazione di spesa per le emergenza sanitaria, alle Regioni. Il tutto renderebbe tangibile, straordinario il nostro contributo erariale.
  • 2. Contribuire come industria del settore a tutte le iniziative sanitarie di emergenza sul territorio. Finirebbe la “caccia alle streghe” della lotta e contrasto alla ludopatia, di tutte quelle Associazioni socialmente “inutili” che fanno di questa attività il loro scopo primario per incassare i contributi dello Stato dato alle Regioni in materia, senza alcun risultato scientifico evidente e nessuna competenza e finirebbe, anche, tutta quella attività a livello comunale: ordinanze, restrizioni,vincoli;
  • 3. Porsi come associazioni di categoria e interlocutori presso le Aziende sanitarie locali, giocarsi un nuovo ruolo.

Il percorso è tracciato: contribuire al presidio e alla distribuzione di una offerta legale sul territorio; contribuire a creare posti di lavoro regolari, affiancarsi alla Regioni nella spesa per l’emergenza sanitaria e per scopi di necessità attraverso il versamento delle imposte. La ritengo un’occasione irripetibile, visto il livellamento delle posizioni che ha creato questa emergenza COVID 19.

Concludo e le fornisco una riflessione; un esempio analogo, al riguardo, è quello di ANCI, non più di quattro giorni fa. L’associazione Nazionale dei comuni italiani è stata capace di ricollocarsi ed appropriarsi di un ruolo specifico sulla distribuzione dei buoni spesa erogati dal Governo. Una posizione associativa forte con tanto di conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio e il Ministro dell’ Economia, a reti unificate, ottenendo così una legittimazione mai avuta in passato. Una comunicazione straordinaria, bivalente: “sotto l’egida dei sindaci la gente riceve un aiuto concreto”. Da un lato il Governo ha reso trasparente e tangibile uno sforzo economico e dall’altro i sindaci hanno ottenuto un consenso politico e civico inopinabile. Vuole che non potessero essere erogati direttamente dallo Stato, questi buoni spesa?