Qualcuno sostiene che la tragedia della pandemia sia servita a cambiare gli italiani. Qualcuno spera che abbia cambiato, in meglio, la politica e le istituzioni. Ma i fatti dimostrano il contrario.

La vicenda della riapertura delle attività, di cui è stata data notizia nell’arco delle ultime due giornate, ha riportato alla luce i vecchi mali di una amministrazione del gioco che non si distingue certo per efficienza. Nemmeno quando in ‘gioco’, così come per tutte le attività economiche in questa Fase-3, c’è la salute dei cittadini e dei lavoratori.

Tra il tanto parlare di sicurezza, di tutele, dei possibili rischi di una ripresa delle attività di gioco tra l’assoluta incoscienza di giocatori che, presi dalla frenesia di una giocata, sarebbero nella condizione di non intendere e volere, travolti dall’eccitazione a tal punto da dimenticare dove sono e cosa stanno facendo (o almeno questa pensa una parte della politica), chi oggi riapre lo fa all’insegna del fai da te e dello speriamo che vada bene così.

Ieri i titolari delle sale giochi sono stati fino a notte fonda all’interno delle loro sale per completare le operazioni di adeguamento ai protocolli di sicurezza. Anche quelli dell’Abruzzo, sebbene fino alle 22.00 non vi fosse ancora certezza della riapertura.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, forse nella convinzione che riaprire fosse una sorta di prova sulla capacità di resistenza e di resilienza degli operatori, ha giocato al gatto e al topo con la pubblicazione dell’ultima determinazione direttoriale mettendo a dura prova la pazienza di migliaia di gestori di sale giochi italiane.

I concessionari hanno fatto quello che hanno potuto. Qualcuno meglio e qualcuno peggio, come è normale che sia per le aziende, come è normale in qualsiasi situazione di mercato dove si sceglie a chi affidarsi anche sulla base delle capacità di offrire un buon servizio.

Quello che non c’è stato, e che nessuno di noi ha visto, è il tradursi in realtà di quella attenzione che molta politica dice di avere nei confronti di un settore, quello del ‘gioco d’azzardo’ come lo chiamano, così delicato e particolare.

Ancora una volta la professionalità e il buon senso di chi ci lavora renderà possibile quello che va fatto, come è sempre stato. Tra difficoltà e una politica ipocrita e ridondante, confermando che il Covid-19 avrà pure migliorato qualcuno, ma forse non quelli che avremmo voluto. mc