Nelle città italiane si assiste a un forte calo dei negozi al dettaglio pari a – 12,1% tra il 2008 e il 2019, in termini numerici – 69.682, viceversa alberghi, bar e ristoranti aumentano in maniera esponenziale del 16,5% pari a +49.320 attività.

E’ quanto emerge dal rapporto annuale sulla demografia d’impresa nelle città italiane dell’Ufficio studi di Confcommercio che ha preso in considerazione 110 capoluoghi di provincia e 10 comuni non capoluoghi più popolosi.

La desertificazione commerciale dei centri urbani genera disagio sociale, sottolinea Confcommercio. I negozi di vicinato, i pubblici esercizi, le attività turistiche e servizi, soprattutto nelle periferie, rappresentano anche un presidio fondamentale per alleviare la tensione sociale e il diffuso senso di insicurezza e per ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese, favorendo percorsi di legalità.

Ma cosa sta succedendo nelle nostre città?

Dallo studio emerge che a fronte di 70.000 negozi in meno, ci sono 49.320 alberghi, bar e ristoranti in più.

Nei centri storici il calo, in termini di percentuale, è del 14,3 per cento, contro un incremento del 20,9 per cento di bar e ristoranti. Negli ultimi 10 anni le attività commerciali alimentari hanno registrato un calo dello 0,6 per cento, del 30 per cento le rivendite di carburante, del 14,3 per cento libri e giocattoli. Sono invece aumentate del 2,9 per cento le tabaccherie e del 40 per cento le farmacie.

“Un recente lavoro del consiglio di analisi economica della Presidenza della Repubblica francese indica che il disagio sociale e la protesta (gilet gialli) non sono esclusivamente collegati alla condizione economica individuale; dipendono molto delle variabili di contesto che caratterizzano e qualificano la vita delle comunità locali. Tra queste variabili spicca il deterioramento del tessuto commerciale”, spiega Mariano Bella, dell’Ufficio Studi di Confcommercio. “Abbiamo realizzato un analogo esercizio con questi risultati: la variazione nella partecipazione elettorale tra le europee del 2014 e del 2019 è, nei 95 comuni considerati, positivamente correlata alla variazione nel numero di negozi fissi al dettaglio che ha un impatto ben maggiore delle variazioni sia del valore aggiunto pro capite sia della disoccupazione. I cittadini delle comunità locali sono sensibili alla qualità della vita che si svolge nel contesto cittadino, anche al di là della specifica propria e singola condizione economica. L’eventuale riduzione dei livelli di servizio commerciale produce un forte disagio sociale, con riflessi socio-politici che non vanno trascurati, come il più eclatante caso francese evidenzia.”

Ben diversa è la motivazione che spinge attività di giochi e scommesse verso le periferie dei centri abitati. Il proliferare di normative locali che prevedono distanze minime dai luoghi sensibili stanno determinando il progressivo allontanamento dal centro di attività che, storicamente, hanno rappresentato centri di aggregazione oltre che esercizi di offerta di servizi per il gioco.