Il sottosegretario Maria Cecilia Guerra, intervenuta ieri in commissione riunite Finanze e Bilancio del Senato sul decreto Ristori, ha richiamato dunque la genesi dei decreti Ristori 1 e Ristori 2, che non rappresentano il frutto di una iniziativa approssimativa e frettolosa del Governo, bensì il risultato di una scelta precisa. Infatti, di fronte al dilemma se intervenire subito, necessariamente con più provvedimenti successivi l’uno all’altro, o attendere la conclusione della fase emergenziale, quando il quadro più definito avrebbe reso possibile adottare magari un unico e più organico provvedimento, il Governo, dopo ampio dibattito al suo interno, ha preferito agire nell’immediatezza e con tempestività. La stessa scelta di corrispondere il contributo a fondo perduto ai soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività prevalente nell’ambito dei settori economici che sono oggetto delle limitazioni previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 sulla base del calo di fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019 è stata legata all’obiettivo di offrire un ristoro in tempi molto brevi, come effettivamente è poi accaduto, con l’erogazione di circa un miliardo di aiuti a più di 200.000 imprese. Riconosce che il criterio è caratterizzato da una certa approssimazione, ma invita a considerare che l’individuazione di un parametro più preciso avrebbe richiesto tempi molto più lunghi. La stessa scelta dei codici ATECO riportati nell’Allegato 1 al decreto aveva la medesima finalità: agire in tempi molto rapidi.

Ha evidenziato tuttavia che, nella consapevolezza dell’insufficienza delle risorse stanziate, tenuto conto della evoluzione del contagio, che ha portato e presumibilmente porterà al passaggio di alcune Regioni dalle zone gialle alle zone arancioni o rosse, con conseguenti nuove limitazioni o chiusure delle attività commerciali, il Governo varerà un terzo decreto, con il quale sarà altresì possibile ampliare ulteriormente – qualora i 50 milioni di spesa previsti dal comma 2 dell’articolo 1 del decreto Ristori 1, non risultassero adeguati – la lista dei codici ATECO coinvolti.

Ha anticipato infine che seguirà un ulteriore provvedimento a completamento del percorso, avente carattere perequativo generale, che permetterà di individuare, anche con il contributo del Parlamento, un criterio di ristoro a favore delle attività economiche che, pur aperte, subiscono le conseguenze delle limitazioni o delle chiusure che hanno interessato le filiere di cui fanno parte.