Il sottosegretario Maria Cecilia Guerra ha risposto ieri ad una interrogazione del senatore Perosino (FI) in merito alla chiusura di sale scommesse e sale giochi.

Il sottosegretario ha evidenziato che “fin dalle prime manifestazioni dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 che hanno portato alle prime zone rosse in alcuni comuni della Lombardia e del Veneto la scelta del Governo è stata quella di evitare il più possibile le occasioni di contagio, intervenendo con prontezza in particolare in quei luoghi ed esercizi nei quali, per loro caratteristiche o per le attività ospitanti, potesse esserci la presenza di più persone o la formazione di assembramenti. Con l’inasprirsi dell’emergenza, prima il decreto del Presidente del consiglio dei ministri dell’8 marzo e poi i successivi provvedimenti hanno decretato la sospensione delle attività di tutti gli esercizi non necessari fra i quali, per ovvi motivi, sono sempre stati ricompresi tutti i luoghi di intrattenimento, risultando in tale categoria “cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati (…)”, cioè luoghi di grande socialità ove è prevista la presenza di un numero elevato di persone che ivi si trattengono per lungo tempo.

Tali misure sono state semplicemente attuate, senza nulla aggiungere, da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli con propri provvedimenti che hanno declinato tali direttive adattandole alle specifiche tipologie di gioco o di esercizi ad essi dedicati ed hanno, peraltro, resistito a ricorsi amministrativi proposti da diversi operatori del gioco, a riprova della legittimità delle scelte operate. Scelte che sono state assolutamente lineari e consequenziali all’evolversi dell’emergenza sanitaria. Infatti, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha riferito che quando le condizioni sanitarie lo hanno consentito, in accordo con le associazioni di categoria sono stati approvati i protocolli di sicurezza per la riapertura delle sale, delegando alle singole Regioni la scelta sulla data di riapertura, in ossequio alle richieste di differenziazione sul territorio delle riaperture (in funzione dell’andamento dei contagi) e di delega di tali scelte alle Amministrazioni regionali.

Fin quando l’emergenza lo ha consentito, quindi, il gioco pubblico ha regolarmente funzionato e anche quando, nel mese di agosto, a seguito di un nuovo inasprimento della pandemia, si è deciso di intervenire sospendendo le attività di altri luoghi di intrattenimento (come, ad esempio, le discoteche), le attività di raccolta del gioco sono proseguite, a riprova di una forte attenzione per il settore ma, soprattutto, della ricerca della necessaria minimizzazione del danno alle imprese, per le quali si provvede alla chiusura solamente in caso di estrema necessità. Detta situazione di necessità si è ripresentata con la stessa forza nello scorso mese di ottobre, determinando il Governo ad adottare le stesse misure, con riguardo alle sale giochi ma, più in generale, ai luoghi di divertimenti ed intrattenimento già utilizzate a partire dal mese di marzo 2020.

Il Governo, anche per ovvie ragioni di entrate erariali legate al gioco pubblico, ha sempre tenuto in grande considerazione il settore che, però, non può in alcun modo travalicare il superiore interesse (costituzionalmente tutelato) alla salute pubblica. Ne sono dimostrazione i diversi incontri avuti dalle associazioni di categoria con i rappresentanti del Governo e con la stessa Agenzia delle dogane e dei monopoli, volti ad individuare protocolli di sicurezza che consentano, appena la decelerazione dell’epidemia lo permetta, la pronta riapertura dell’intero comparto del gioco pubblico.

A tal riguardo, giova altresì richiamare l’inserimento dei Codici ATECO degli operatori del gioco pubblico fra quelli che hanno potuto e potranno beneficiare dei cosiddetti ristori, nonché le numerose norme di legge e determinazioni del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli che hanno previsto proroghe o rateazioni di imposte, riduzioni di obblighi e condizioni, sospensioni di oneri amministrativi, tutti nell’ottica di alleviare il forte peso derivante dalla sospensione delle attività”.

Il sottosegretario ha assicurato “che per il Governo il settore del gioco, con i suoi 150.000 occupati e le sue migliaia di aziende, sarà, come tutto il resto del mondo produttivo, oggetto di forte attenzione e ne sarà consentita la riapertura, paritariamente a tutti gli altri settori produttivi, appena la diffusione dell’epidemia da COVID-19 lo consentirà“.

In replica il senatore Perosino (FIBP-UDC) ha rilevato “una certa discrasia temporale tra la presentazione dell’atto di sindacato ispettivo in oggetto e la risposta del Governo”, della quale si è dichiarato “comunque soddisfatto. L’obiettivo dell’interrogazione era infatti quello di evidenziare la rilevanza del settore del gioco legale, la cui chiusura prolungata a causa della pandemia ha comportato un incremento del gioco illegale e del fenomeno della ludopatia, e del suo contributo all’occupazione e alle entrate erariali”.