Il settore del gioco legale è tra quelli decisamente più penalizzati dalla prolungata chiusura, un comparto ormai allo stremo delle forze. A Cremona e provincia sono in difficoltà decine di famiglie. Tanti operatori, in queste settimane, hanno cercato di invertire la rotta. Prova ne è la manifestazione a Montecitorio da parte delle ‘donne del gioco’, una protesta definita dalle organizzatrici necessaria e improrogabile, nonostante la crisi governativa in corso.

I titolari e i gestori dei punti gioco chiedono di fare un passo indietro su provvedimenti che causano solo perdita di lavoro, danneggiando gli investimenti di una vita, senza risolvere in alcun modo il problema della ludopatia. Questi chiedono inoltre pari dignità al lavoro, una data certa di riapertura e la revisione dei ristori.

A Cremona il simbolo della protesta è Lino Maestri, che i danni dal Covid li ha subiti prima ammalandosi gravemente e adesso vedendosi costretto a prolungare la chiusura del suo negozio senza alcuna certezza di quando e se potrà riaprire. “Di sicuro non sono un negazionista, so bene cosa vuol dire il Covid visto che l’ho vissuto sulla mia pelle – ha detto a La Provincia – ma dobbiamo ripartire. Dobbiamo ricominciare a lavorare dato che siamo uno dei pochi settori rimasti ancora chiusi e soprattutto senza alcuna certezza riguardo a quando potremo ricominciare a lavorare. Abbiamo chiuso tra i primi all’inizio della pandemia e siamo stati chiusi 100 giorni. Poi un breve periodo di riapertura con tutti i dispositivi possibili di sicurezza ed ancora ad ottobre la nuova chiusura. Oltre a me e alla mia famiglia il mio negozio dà lavoro a tre dipendenti che a loro volta hanno bocche da sfamare a casa. Senza considerare i fornitori e tutti quelli che lavorano attorno al mio settore. La cassa integrazione stenta ad arrivare, i ristori hanno coperto si e no un affitto. Cosa dobbiamo fare? Noi lavoravamo in sicurezza. Perchè venire nelle nostre sale dovrebbe essere più pericoloso di qualsiasi altra attività? Nessuno parla di noi, di quando potremo riaprire e addirittura c’è chi si augura che noi non si apra più. Da noi si pratica gioco legale. Peraltro, nell’ottica del contrasto alla ludopatia, ci avevano già dato orari di apertura molto limitati in tempi non sospetti. Cosa vogliono ancora da noi? Non siamo il male. Non facciamo nulla di illegale. Anzi. Tutto nel massimo rispetto delle regole, delle leggi e alla luce del sole, in modo che possa essere controllato. Non contrasti la ludopatia non facendo riaprire le sale da gioco legale, perchè ce ne saranno sempre di clandestine e illegali, quelle sì che fanno danni. Non c’è stata mai alcuna alzata di scudi contro sigarette o alcol, soltanto contro di noi, che lavoriamo in sicurezza e nella legalità. Ho cercato anche di parlare con il sindaco, mi è stato risposto che il Comune incontra e ascolta tutti, ora è un momento particolare, ma in tempi si spera brevi, ci concederà un incontro. Non potremo resistere ancora per molto tempo. Il Covid ci ha già tolto tanto, spero che non gli si permetta di toglierci tutto. Chiedo solo di poter tornare a lavorare, onestamente, come ho sempre fatto. Questa chiusura prolungata senza indicazioni ci fa sentire abbandonati. Non considerti. Spero che si voglia accendere una luce anche su di noi. Siamo partite Iva come gli altri e continuiamo a pagare le tasse, perchè quelle non ce le hanno tolte. Dobbiamo pagare anche la Siae per i dispositivi che abbiamo nelle sale. Ci dicono di riconvertire l’attività. E in cosa dovremmo riconvertirla?”.