Nell’ultimo anno, il 37,8% degli italiani ha giocato a uno o piu’ giochi legali tra lotto, lotteria, superenalotto, scommesse sportive, ippiche, Bingo, giochi online, slot machine. E’ quanto emerge dal rapporto Lottomatica-Censis sul gioco legale presentato oggi al Senato. Ci sono, cioe’, 19 milioni di persone che nel periodo pandemico hanno giocato legalmente e “sono la migliore certificazione che il gioco e’ un’attivita’ praticabile in modo responsabile, contenuto e sano”. Per il 66,8% dei cittadini (il 71,3% tra i laureati, il 73,4% degli alti redditi) il gioco legale, regolato e gestito dallo Stato, e’ il vero argine contro il gioco illegale gestito dalla criminalita’. La scelta di giocare e’ trasversale ai gruppi sociali e territori con qualche differenza da notare: giocano gli alti redditi (42,9%) come quelli bassi (35,2%), gli adulti (45,4%) come i giovani (45,2%) ma un po’ meno gli anziani (18%), i residenti nel Sud e Isole (42,4%) come quelli nel Nord Ovest (36,6%), nel Nord Est (31,8%) e nel Centro (37,4%). In questo contesto l’83,6% degli italiani e’ convinto che lo Stato debba regolare e gestire il gioco legale a tutela del consumatore e della collettivita’. L’81,7% (l’83,6% tra i laureati, l’85,7% nel Nord Est) e’ poi convinto che sia compito dello Stato sensibilizzare e informare sui rischi di dipendenza dal gioco, lasciando pero’ alla libera scelta individuale la decisione se giocare o meno. Per i cittadini e’ poi decisiva la qualita’ e l’affidabilita’ dei concessionari autorizzati dallo Stato: lo pensa il 71,2%, che diventa il 78,4% tra i laureati.

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La lotta al gioco illegale per gli italiani, prosegue il rapporto, non si fa dunque con soluzioni proibizioniste che penalizzano il gioco legale: infatti, per il 59,8% degli italiani (il 63,4% tra i laureati e il 63,8% tra i giovani) limitare il gioco legale farebbe lievitare il numero di giocatori illegali, con vantaggi per la criminalita’. E’ una minoranza del 28,9% a pensare che il divieto di giocare tout court ridurrebbe il numero di giocatori, con vantaggi per la salute pubblica e la collettivita’, mentre l’11,3% non ha una opinione precisa sul tema. Vietare il gioco tout court per gli italiani e’ una scelta inefficace ed autolesionista. Nel 2020 la raccolta complessiva del settore e’ stata di 88,4 miliardi di euro, di cui 75,4 miliardi tornati ai giocatori nella forma di vincite (85,3%). Circa 13 miliardi di euro e’ la spesa effettiva sostenuta, distribuita tra erario (circa 7 miliardi di euro) e ricavi delle imprese (circa 6 miliardi di euro). Il confronto con il 2019 rende evidente il colpo subito dal settore con l’emergenza sanitaria: infatti, la raccolta complessiva segna -22,2 miliardi di euro (-20%), le vincite -15,7 miliardi di euro (-17,2%), l’erario -4,1 miliardi(-36,3%), i ricavi delle imprese del settore -2,3 miliardi di euro (-28,9%). Tagli che hanno avuto ricadute su chi lavora nel settore, visto che 1.600 sale giochi e sale scommesse non hanno riaperto dopo le chiusure del 2020 e rischiano di non riaprire. In linea con l’ascesa del digitale nella societa’ italiana, nel 2020 c’e’ stato anche il boom del gioco a distanza. Infatti la raccolta a distanza e’ stata di 49,2 miliardi di euro, +12,8 miliardi di euro rispetto al 2019 (+35,3%);quella fisica si e’ fermata a 39,1 miliardi di euro (-35 miliardi di euro rispetto al 2019, -47,2%).

L’esperienza pandemica conferma il nesso tra caduta del gioco legale e decollo di quello illegale controllato dalla criminalita’. Infatti, se nel 2019 il valore del gioco illegale era stimato in circa 12 miliardi di euro, nel 2020 e’ salito a 18 miliardi (+50%) e nel 2021 rischia di andare oltre i 20 miliardi di euro. Ulteriori segnali della crescita del gioco illegale vengono dalle operazioni di contrasto delle forze dell’ordine: tra inizio del 2020 e aprile 2021 ogni 3 giorni e’ stata scoperta una sala clandestina, 145 sono le inchieste condotte dalle forze dell’ordine, 1.000 le persone denunciate (493 nel 2019).