«L’attuale situazione di paralisi – che determina danni irreversibili per lavoratori, imprese e casse erariali e, perciò, per l’intera collettività – non è determinata soltanto da cieche barriere di carattere ideologico innalzate da personaggi di discutibile spessore umano e culturale o dalla progressiva delegittimazione del settore a cui stiamo assistendo da ormai otto anni ad opera del “mainstream”, ma anche all’assenza di politiche pubbliche sul gioco lecito, ormai ridotto a “vacca da mungere” – invero, sempre più magra e ossuta – per cercare di far quadrare i conti dello Stato».

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Così l’avvocato Cino Benelli comunica alla Redazione di Jamma le sue riflessioni in merito a questo periodo di stallo per il gioco pubblico, in tempi in cui la responsabilità amministrativa viene confusa da discutibili battaglie ideologiche che lasciano sul terreno delle vittime, quando a rischio sono oltre 60.000 posti di lavoro e 12.000 attività commerciali.

«Qualora dovesse persistere questo stallo che definirei tragicomico, – continua l’avvocato Benelli – il portafoglio dei giochi pubblici si ridurrà a due o tre prodotti da destinare alla massa, a mó di complemento di reddito di emergenza e servizi di mensa, una sorta di “panem et circenses” dei nostri giorni.

Sarà la fine del gioco diffuso e la domanda ludica – ahimè ineliminabile, dovrebbe essere ricordato a certi rappresentanti della politica – si indirizzerà verso casinó e bische clandestine organizzate in circoli e ville.

Ai pregiudizi irreparabili per la finanza pubblica, ulteriormente implementati da una serie infinita di cause risarcitorie, si aggiungeranno nuove masse di disoccupati e ulteriori problemi di ordine pubblico.

Uno straordinario regalo alle mafie, ammantato da esigenze di tutela della salute, il tiranno a cui tutti oggi dobbiamo inchinarci».