Il consumo di gioco, ovvero le puntate sul gioco legale registra un incremento anche nel 2019. Non lo dice l’industria di settore ma uno dei più noti sostenitori delle restrizioni all’offerta di gioco a vincita.

“Stavolta non ci si può limitare a un semplice bollettino dei dati annuali. Le anticipazioni sul gioco d’azzardo nel 2019 mettono in luce un fatto grave: nonostante i nuovi divieti di pubblicità (a volte aggirati), il consumo è ancora aumentato. Poco meno di due punti percentuali sui dodici mesi precedenti. Così, quei 108 miliardi e seicento milioni, registrati dall’ultimo bilancio, dichiarano che le misure di contenimento non bastano ancora”, scrive Maurizio Fiasco su Avvenire. “E’ stato spento un terzo delle slot machine in funzione dal 2018; sono stati adottati, in circa 600 Comuni, regolamenti limitativi: tutto ciò non ha fermato la deriva di arruolamento di cittadini di ogni età all’abitudine di scommettere, di stare incollati allo schermo di una mangiasoldi, di grattare tagliandi. Oppure di passare un tempo di vita spropositato al computer, al tablet, al telefono mobile: per puntare denaro on-line e quindi versarlo a frequenza oraria crescente. In attesa di una qualche gratificazione“.

Fisco registra un dato senza chiarire che attraverso i dati a cui fa riferimento si può chiaramente distinguere tra le diverse tipologie di offerta di gioco e i relativi volumi di spesa.

E il taglio (ancora limitato) ai punti di accesso non valgono a contenere il rischio“. Pur con 100mila slot machine accese in meno, infatti, il disturbo da gioco d’azzardo, secondo Fiasco, non ha subito alcuna riduzione.

Per dire questo, crediamo, avrà potuto leggere i dati , completi, relativi all’accesso dei giocatori problematici alle strutture che offrono supporti e trattamenti contro il Gap.

“Il consumo di azzardo è in risalita persino in Piemonte, vale a dire anche in quei Comuni dove l’espulsione delle slot machine fuori dai quartieri cittadini è stata resa effettiva da più di due anni. All’incremento delle modalità con supporto fisico (dalle slot machine alle lotterie) comunque più modesto che altrove (si fa per dire: si tratta sempre di circa 80 milioni di euro!) la regione alpina registra un balzo di oltre 13 punti percentuali nell’azzardo on-line, ovvero di almeno 300 milioni di euro. Sommate le due poste, si sfiorano i 400 milioni, oltre un ventesimo in più sul 2018″, aggiunge Fiasco confermando, ci sembra di capire, quanto da tempo stanno dicendo gli operatori del settore. Perchè, invece, altri sostengono il contrario?

In primis membri del Consiglio Regionale del Piemonte che , ne siamo convinti, Fiasco conosce molto bene.

Eppure , nonostante queste considerazioni Fiasco suggerisce di ” passare da scelte di ‘contorno’ a una terapia d’urto per liberare l’ambiente degli uomini e delle donne dall’assedio di 238 mila ‘punti vendita’ dell’azzardo. In analogia con quanto realizzato, con successo, per il fumo nel 1995 e poi con i decreti successivi. La pratica dell’azzardo insomma va separata dai luoghi della vita quotidiana.

Del resto, da un quarto di secolo non si brucia più tabacco nei locali pubblici, nelle stazioni ferroviarie, negli uffici e, in misura crescente, persino nei parchi e sulle spiagge. E perché allora non alzare nettamente la soglia per raggiungere la postazione dell’azzardo, sia quella con supporto fisico e sia il canale digitale? Fuori dei quartieri e dei Comuni, e con barriere informatiche nella rete delle reti. Impossibile? Be’, una volta tanto prendiamo a esempio gli Stati Uniti: dopo l’esperimento (fallito) di Atlantic City, trasformata in città casinò, e dopo aver valutato il rischio dell’on-line, il governo federale ha relegato l’azzardo fuori dalle aree urbane, e confinato i casinò on-line nello Stato del Nevada”.

Resta sempre la questione del gioco d’azzardo illegale, compreso quello online, contro il quale il semplice divieto non basta. E troppi esempi, in Europa come negli Stati Uniti, lo dimostrano.