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AWP – “Il decreto Dignità contiene molte ambiguità anche in materia di gioco, soprattutto in merito alla gestione delle Awp, per cui vale la pena ricordare l’assoluta anomalia del settore.

Dal 31 dicembre del 2016 è diventato impossibile per i piccoli gestori cambiare concessionario, per cui questi ultimi, soprattutto i grandi concessionari organizzati in multinazionali, sono diventati al tempo stesso produttori, gestori e proprietari di Awp. I concessionari infatti, vista l’impossibilità dei gestori di cambiare concessionario in seguito all’applicazione della legge, cosa che era possibile fare prima, si sono impadroniti prima dei nullaosta dei gestori a suo tempo richiesti e ottenuti dai Monopoli e poi delle stesse macchina Awp. In altri termini nella lunga filiera del gioco il danno non si scarica solo sul giocatore fragile, ma anche sul gestore piccolo, che appare socialmente ed economicamente fragile.

Il vero vincitore in questo nuovo tipo di gioco d’azzardo è la concessionaria multinazionale che, con la complicità del governo, dilata i suoi introiti speculando sia sui giocatori che sui gestori. Facendo leva sul proprio potere economico e sulla ingenuità dell’altro. Il governo in questi ultimi anni si è reso garante solo del proprio introito fiscale, disposto a trattare più volentieri con le concessionarie che si facevano garanti della redditività del gioco, a prescindere da quanto poi lucrassero per se stesse”.

Lo afferma la senatrice Paola Binetti, Udc, che sottolinea come l’abolizione della pubblicità sul gioco d’azzardo sia solo uno degli elementi chiave indispensabili per il suo controllo.

“L’azzardo, anche per l’importanza del giro di soldi che lo caratterizza, tende ad essere sempre più monopolistico: monopolio dello stato, in definitiva ultimo e principale responsabile di un sistema malato e monopolio dei concessionari, che stanno cercando di eliminare ogni possibile forma di concorrenza. Contro questi due monopolisti ben poco possono fare, sia i giocatori, che scoprono ogni giorno di più come siano astutamente depredati dalle famose macchinette, sia i piccoli gestori, che avevano istallato una o due macchinette nel proprio bar.
Quel reddito, inizialmente significativo per sopravvivere, ora passa velocemente nelle tasche dei concessionari e anche ai gestori non resta che piangere per il reddito smarrito. Anche a loro il decreto Dignità deve restituire la dignità di un lavoro professionale ben fatto e l’esperienza che si può anche giocare”.

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