Il direttore generale dell’Abi, associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini ha parlato del rapporto tra imprese di giochi e scommesse e gli istituti bancari nel corso di una audizione che si è tenuta alla Camera.

E’ stata una audizione importante, che le imprese del gioco legale attendevano da tempo, per affrontare un tema di cui ha accennato in varie occasioni anche il direttore generale dell’ADM, Marcello Minenna.

Come è noto, da anni ormai, molti istituti bancari scelgono di non avere più tra i loro clienti imprese che operano nel comparto del gioco legale per motivi che solo in alcuni casi possono essere ricondotti a ragioni di carattere etico.

Il più delle volte, come ha spiegato lo stesso Sabatini, sono dovuti al fatto che la banca ha un preciso ruolo in termini di rispetto delle norme antiriclaggio.

Sabatini ha ricordato anche che le Linee guida dell’Autorità bancaria europea sui fattori di rischio “citano espressamente l’attività di prestatori di servizi di gioco tra i fattori di alto rischio, in quanto caratterizzata da elevato utilizzo di contante e in questo quadro normativo comunitario se il fatto di rientrare in un ‘fattore di rischio elevato’ non determina per se né la chiusura né l’interruzione del rapporto, determina tuttavia una verifica rafforzata che si sostanzia nell’acquisizione di una serie di ulteriori informazioni oltre a quelle previste per la verifica ordinaria”.

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Va detto che il direttore Sabatini ha anche ribadito in modo inequivocabile la natura “privatistica dell’attività della banca (da cui) discende l’impossibilità di immaginare in capo all’intermediario un “obbligo a contrarre”, che non solo non è desumibile dai principi generali, ma – come ripetutamente affermato anche dall’Arbitro Bancario Finanziario – finirebbe con porsi addirittura in contrasto con essi, ledendo la libertà di iniziativa economica costituzionalmente garantita (art. 41 della Costituzione)“.

La banca – aggiunge Giovanni Sabatini – ha il diritto di valutare sempre le singole richieste di apertura di conti correnti, applicando i criteri di diligenza professionale, buona fede e correttezza e in assoluta aderenza al dettato della disciplina antiriciclaggio europea e nazionale ciò in quanto le banche debbono, sempre, essere un avamposto della legalità“.

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In audizione in Commissione Banche Sabatini ha così concluso “la nostra valutazione è basata su quadro generale che abbiamo delineato, senza poter andare nel dettaglio di singoli casi e singole operazioni. Comprendendo le difficoltà del settore che ci sono state presentate anche negli incontri con i rappresentanti di categoria, credo che sia necessario un ulteriore approfondimento. Occorre trovare una soluzione, una modalità che garantendo il rispetto del quadro normativo porti anche alla tutela delle imprese, dei lavoratori e della legalità. Noi possiamo immaginare uno strumento tecnico, ma occorre immaginare anche un confronto con le autorità di vigilanza. Con le autorità europee va valutato se l’eventuale soluzione tecnica può rispondere al quadro normativo, o se sia possibile, all’interno del quadro normativo, pensare anche a una modifica della norma che permetta di risolvere il problema per un settore che sicuramente contribuisce all’economia dell’Italia”.