“Chi c’è oggi deve poter continuare a lavorare. Credo che la retroattività della norma non abbia senso per le realtà commerciali preesistenti che assicurano il presidio sui territori. Già la chiusura prolungata imposta al settore per la pandemia ha messo in discussione i presidi di legalità e a repentaglio migliaia di imprese e lavoratori. Il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo va fatto con misure concrete ed efficaci. Il tema occupazionale è importantissimo ed ha origine non nel giusto desiderio di regolamentazione ma nella applicazione concreta del distanziometro che porta non ad una riduzione ma ad un divieto su praticamente tutto il territorio andando poi a penalizzare anche le periferie. Sradicare l’intero comparto dal territorio significa creare migliaia di disoccupati che in un momento di crisi come questo non aiuterebbe la legalità, anzi. E’ chiaro che una regolamentazione ci vuole per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, ma è altrettanto chiaro che la soluzione non è l’introduzione di un proibizionismo di fatto determinato dai profili tecnici e urbanistici che sono stati denunziati. Per contemperare in modo equilibrato i tanti ed importantissimi interessi in ballo potrebbe essere utile anche una legge nazionale anche per assicurare un presidio di offerta di gioco di Stato nel Paese per i chiarissimi risvolti di contrasto all’illegalità. Ad agosto è impensabile mettere tutti fuori. Occorre prendere tempo anche perché così avremo modo di effettuare tutti gli approfondimenti tecnici del caso per renderci conto di quanto sia fondato il timore di espulsione dal 99% del territorio”.

Così il consigliere regionale del Lazio, Sergio Pirozzi (FdI), al webinar organizzato da Acadi dal titolo “Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della L.R. 5/2013”.