Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) Signori si cambia. Finalmente a Piazza Mastai qualcuno ha deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa cominciando a dedicarsi un po’ di più alla comunicazione. Peccato esserci arrivati quando ormai molti danni sono stati fatti e senza il coraggio necessario. Sì perché anche stavolta, purtroppo, la doverosa  pubblicazione di numeri, così come è stato fatto, risulterà provvidenziale per i tanti politici, locali e nazionali, già impegnati in campagna elettorale.

Che siano in miliardi o milioni realmente spesi in Lombardia, per i potenziali elettori del Giorgio Gori di Bergamo candidato a governatore della regione dove, ovviamente, si è giocato di più, non fa molta differenza. “Dato ufficiale appena uscito: a Milano l’anno scorso il giro d’affari del gioco d’azzardo, riferito alle sole slot e alle videolottery, ha toccato 1 miliardo e 400 milioni di euro. Sono oltre 1.000 euro a testa” scrive Gori sul suo profilo Facebook e i consensi si sprecano. Due righe così riassunte bastano e avanzano per vanificare ogni possibile sforzo che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sembra aver fatto. Sforzi che poco possono contro una campagna di disinformazione portata avanti per anni e alimentata dalla politica di un governo che non ha mai nascosto il suo senso di colpa per il fatto che si stava impegnando nel dare regole al mercato dei giochi. Servirà un impegno maggiore per far dimenticare anni di dichiarazioni tra il trionfalismo e il malcelato orgoglio sulle capacità di una amministrazione che con pochi mezzi e scarso personale era stata capace di ‘governare’ un mercato da miliardi di euro. Quella politica è stata un boomerang. I risultati li conosciamo bene, soprattutto chi oggi fa i conti con leggi che hanno letteralmente cancellato decine di imprese e che nessuno si sente di mettere in discussione fino a quando un Gori della situazione continuerà a dire che ogni milanese si gioca alle slot 1.000 euro a testa.

Le notizie piacciono quando ‘funzionano’ e non sempre quando sono vere, e quei dati, pubblicati in modo poco visibile in un sito istituzionale, annunciati in uno stringato comunicato con la speranza che qualcuno li veicolasse velocemente (magari più velocemente di altri) sono arrivati tardi e in modo molto meno efficace rispetto, per fare un esempio, ad un conferenza stampa a Montecitorio, alla presenza del sottosegretario all’Economia. Sono soprattutto arrivati ‘male’ e in modo poco chiaro mancando l’obiettivo, ovvero una reale informazione su come viene generata quella spesa.

Sappiamo bene che ogni milanese non ha speso in media 1.000 euro, ma a nessuno importa molto. Non importa sapere ad esempio che tra quei numeri non figurano i dati sul gioco d’azzardo online (che è in netto aumento) ufficialmente perché risulta impossibile ‘distribuire’ la spesa per area geografica, anche se sappiamo bene che questo non è vero, visto che i giocatori per scommettere devono registrarsi. Non importa capire come funziona una slot e come vengono ‘gestite’ le giocate, non importa capire se e come quella spesa oggi distribuita su beni ‘moralmente accettabili’ (vedi le bustine biodegradabili per frutta e verdura, come qualcuno sui social suggerisce), non importa parlare di qualcosa su cui da anni , praticamente tutti, si sono fatti già un’opinione. La sfida, e a Piazza Mastai dovrebbero saperlo, è un’altra. Si tratta di capire chi è pronto a raccoglierla.mc

Commenta su Facebook