La mancata adozione del nuovo Registro Unico degli operatori del gioco nei tempi stabiliti ha determinato un mancato introito per lo Stato di 30 milioni di euro che vanno ‘ripianati’ entro l’anno.

Il Registro Unico degli operatori si sarebbe dovuto implementare entro l’anno.

L’emergenza COVID-19, insieme ad altri imprevisto, ne ha impedito l’adozione nei tempi previsti. Così la misura introdotta con il collegato alla Legge di Bilancio 2020 è causa dell’enensima mancata entrata per l’Erario.

Di cosa si tratta

Con il d.l. n. 124/2019, il cosiddetto collegato fiscale alla Legge di Bilancio 2020, convertito, con modificazioni, nella legge 19 dicembre 2019, n. 157 sono state previste una serie di disposizioni e obblighi in capo agli operatori del gioco pubblico pensate per il contrasto all’evasione e alla diffusione del gioco illegale.

Tra queste l’istituzione, a decorrere dall’esercizio 2020, presso l’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM), del Registro unico degli operatori del gioco pubblico, che va a sostituire il precedente “Ries”, ossia il registro dei soggetti detentori di apparecchi da gioco. L’obbligo di iscrizione al ‘nuovo’ registro viene esteso a tutti gli operatori di gioco pubblico con l’intento, dichiarato, di fornire un quadro di maggior dettaglio sulla distribuzione ai fini del controllo sul mercato.

Secondo i Tecnici del Mef l’introduzione del Registro, che impone il versamento di una ‘tassa’ a carico dei soggetti operatori tenuti alla registrazione avrebbe garantito maggiori entrate per l’EErario quantificabili nell’ordine di 27,9 milioni di euro all’anno, considerando i costi annuali di iscrizione differenziati e crescenti a seconda dell’appartenenza dell’operatore ad una delle categorie previste.

Il ritardo ad oggi accumulato trasforma questa previsione di entrata in una spesa da finanziare, come certificato nell’ultimo report sugli interventi da finanziare, in considerazione del fatto che il decreto Cura-Italia del 24 aprile scorso ha  prorogato l’entrata in vigore del RUOG.