Il Piemonte tra le Regioni più “penalizzate” per una restrizione legislativa. Sarebbe utile rimetterla in discussione per “riattivare” l’occupazione.

Ricordo ancora quando iniziai a lavorare in questo settore, “le slot di punta” installate nei bar erano la Cherry Slot 2 e la Royal Slot. Il loro payout, così come per tutte le Comma 6, era del 75%, ovvero quando ancora il PREU era “ragionevole”, ed il payout consentiva ai giocatori molto più intrattenimento e divertimento rispetto alle attuali AWP che hanno un payout ormai ridotto al 65% per via dei molteplici aumenti di PREU susseguiti ogni anno.

Come è noto, la riduzione del payout è sempre, e comunque, stata subordinata e proporzionata all’aumento del PREU. Tali operazioni infatti, non hanno mai consentito ai noleggiatori di beneficiare di una marginalità maggiore, anzi, a loro carico c’è sempre stato l’upgrade delle schede di gioco…

In tutti questi anni (dal 2009 ad oggi), tra aumento del PREU, Legge di Stabilità e tassazione aggiuntiva, il sostenimento dei costi per aggiornare o sostituire le schede (dal 75% al 74% e al 70%, dal 68% al 65%…), le aziende sono state “massacrate” pesantemente. Qualcuno ha cessato l’attività, qualcun’altro l’ha ceduta, altri ancora sono riusciti a rimanere “ancora” in attività. Si, perché in questo settore il lavoro c’é sempre stato, ma riuscire a mantenere attiva un’azienda con schede performanti e di ultima generazione e materiale all’avanguardia per allestire i locali, non è sempre semplice.

Malgrado tutto questo, il PREU e il costo di Rete, chi è sopravvissuto lo ha a tutt’oggi versato nonostante le numerose difficoltà. Aggiungiamoci il periodo di pandemia che ha chiuso l’intero settore per cinque mesi di seguito, ma praticamente oramai da un anno. Eppure non sembra bastare: un lavoro come il nostro, riconosciuto dallo Stato e che porta ogni anno all’Erario cifre esorbitanti, nel nostro Paese non è “regolamentato” a livello nazionale anzi (quasi) ogni Regione impone regole rigide (sotto certi aspetti anche assurde, o quanto meno poco razionali) tanto da creare proibizionismo e disoccupazione, favorendo così anche il gioco illegale.

In Piemonte, regione in cui sono nato e cresciuto, regione in cui lavoro, la Legge locale è tra le più dure: è prevista una distanza di 300 metri (o 500 metri per quei Comuni con più di 5.000 abitanti), tra il locale in cui sono installate le AWP, ed una lunga lista di luoghi definiti “sensibili”. Tra questi troviamo le scuole, non solo quelle “superiori” ma anche le scuole elementari, o gli asili.

A questo punto mi domando: perché? “Il gioco è vietato ai minori di anni 18” e nelle sale scommesse, sale VLT o negli stessi bar e tabacchi che hanno apposita “sala” con le slot machine al loro interno, i minorenni non possono nemmeno accedervi. Oppure, un altro luogo definito sensibile è il “Compro Oro”. Se una di queste attività (ce ne sono davvero molte e quasi in ogni angolo della città) aprisse di fianco o vicino ad un bar, che magari è anche “storico” e che da sempre “ospita” le slot machine, questo bar dovrà rimuoverle. E se il titolare di quel bar avesse investito anche dei soldi per creare una apposita sala? Poco importa: la Legge Regionale è “chiara” e non fa eccezioni.

Insomma, sono tante le criticità di questa Legge Regionale le cui assurde evidenze (e ne ho citate solo un paio), sembrano non resistere a qualsiasi modifica per volotà di  chi l’ha emanata. Altro elemento, non di minor importanza, riguarda il sostenere che la suddetta Legge Regionale sia efficace per il contrasto alla ludopatia. I dati ufficiali confermano ciò che personalmente (e tanti come me), ho sempre previsto e sostenuto ovvero che il giocatore si sposta su offerte di gioco ben più aggressive e, talvolta, illegali. È doveroso ricordare, inoltre, che in questo settore vi è una vasta filiera di lavoratori, anch’essi di conseguenza penalizzati allo stesso modo come chi ci lavora direttamente. Ma anche questo “dettaglio” sembra non essere di importanza per chi continua a sostenere che questa Legge Regionale sia efficace e non vada modificata, nemmeno abolendo la sua retroattività.

In conclusione, ritengo che forse c’è una linea di “ostinazione” nel non voler riconoscere che questa Legge ha avuto ed ha un effetto devastante, direttamente contro tutti i lavoratori del settore e, indirettamente, anche nei confronti degli stessi giocatori per i motivi di cui sopra. Nonostante ciò, proprio per via del fatto in cui il gioco (quello legale si intende) è sempre stato riconosciuto dallo Stato ed è controllabile al 100%, nutro ancora una sorta di speranza sulla modifica della Legge Regionale del Piemonte e, perchè no, una regolamentazione univoca per tutto il territorio nazionale, compresi gli orari di attività degli apparecchi AWP e VLT che cambiano da un Comune a all’altro… Inoltre, in questo particolare periodo c’è maggior bisogno di recuperare, o creare ex novo, opportunità di lavoro…!

Fabio Bodini, operatore del comparto del gioco legale in Piemonte