“Quando si dice che il gioco non è un demone perchè porta oltre 10 miliardi allo Stato si piega il giudizio morale a un calcolo di tipo erariale. La prima contraddizione sta nell’aver assegnato ai Monopoli il mandato di espandere questo mercato. Evitiamo di offendere l’intelligenza e le istituzioni dicendo che quando il gioco è stato chiuso tutto si è spostato nell’illegale, parliamo di 30 miliardi, vorrebbe dire che le attività di prevenzione delle forze dell’ordine sono totalmente inefficaci e io non credo. Significherebbe che gli italiani hanno una propensione all’illegalità insostenibile. Si potrebbe spiegare solo con una dipendenza. La domanda di gioco d’azzardo non è elastica, finalmente questo viene accettato, bisogna capire il perchè. La correlazione con fenomeni di dipendenza la dobbiamo prendere in considerazione. Ce l’ho anche con il mio partito, nel Decreto Dignità abbiamo fatto operazioni che non andavano fatte. Prima di tutto utilizzare la maggiore tassazione sul gioco d’azzardo per il finanziamento del reddito di cittadinanza, se continuiamo a finanziare interventi virtuosi con entrate di questo tipo permettiamo infatti una implicita promozione del settore, come avveniva quando il Lotto finanziava musei, mostre, arte e musei. Questi soldi devono finire nella fiscalità generale, altrimenti creo un corto circuito e un danno. Agli enti locali lo Stato deve dare maggiori trasferimenti ma non presi direttamente dal gioco, altrimenti si condiziona la loro possibilità di adottare scelte libere e a stretto contatto con i bisogni dei cittadini. Oggi ci troviamo con un corto circuito anche sul piano legislativo. La pandemia ha dimostrato che non avevamo bisogno di quel gettito per sopravvivere. Bisogna separare le mafie dal settore legale, io non criminalizzo il settore, possono essere alleati, ma chiamare questa App ‘Gioco Sicuro’ è come scrivere tabacco sicuro, alcol sicuro, non è possibile. Se il concessionario sposa gli obiettivi e collabora nel senso che sia lo Stato a definire i volumi di offerta opportuni allora si realizza la convergenza degli interessi e ha senso un accordo pubblico-privato, finchè questo non avviene allora il regime concessorio diventa un altro corto circuito. Non si può fare riciclaggio di denaro nel gioco illegale. Le proposte per la riforma? Dobbiamo fare in modo che rappresenti un equilibrio. Le direttrici sono queste: prima bisogna ridurre la domanda, c’è stato un eccesso di offerta, dobbiamo quindi mantenere il divieto di pubblicità e adottare campagne di informazione che non diano l’idea che si possa giocare sicuri, ma che si affronta un rischio; in secondo luogo bisogna migliorare le nostre capacità di controllo, soprattutto sull’online che rischia di essere un problema molto grave e infine dobbiamo iniziare a pensare a una riduzione dell’offerta e della raccolta erariale”.

Lo ha detto Giovanni Endrizzi (nella foto), senatore M5S, nell’ambito della presentazione di “Se questo è un gioco”, un progetto sperimentale realizzato da Avviso Pubblico e da Fondazione Adventum, attraverso il portale web www.sequestoeungioco.org.

Il progetto “Se questo è un gioco”, mira ad intercettare online il giocatore d’azzardo e i soggetti a rischio, invitandoli in un percorso di presa di consapevolezza e ad un dialogo tramite i social media, allo scopo di fornire aiuto concreto sia a loro che ai suoi familiari, con un servizio di chat di supporto e con il link diretto ai SerD di riferimento territoriale. Obiettivo del progetto è anche quello di informare e approfondire il tema del gioco d’azzardo e dei suoi correlati a favore dei media e degli stakeholder di riferimento, per configurandosi come portale di sensibilizzazione nel quale far intervenire esperti e parti interessate.