Tassa di iscrizione di 200 euro RIES, obbligo certificazione antimafia: non si uccide così l’intrattenimento?

La Manovra di bilancio prevede una serie di misure, punitive, per il settore dell’apparecchio da intrattenimento di cui molto si è parlato in questi giorni, specie tra gli operatori del settore. Come è noto infatti è previsto un aumento del prelievo erariale sulla raccolta di tutti gli apparecchi a vincita, ovvero Awp e videolotterie.

Quello che sembra sfuggire, almeno in questa fase, è che il decreto Fiscale contiene anche una misura davvero ingiustificata e destinata ad avere pesanti effetti sul già sofferente, e bistrattato, comparto dell’intrattenimento senza vincita in denaro.

Quello di cui non si parla infatti è la disposizione che estende l’obbligo di registrazione nell’Elenco degli operatori del gioco (noto agli addetti ai lavori come RIES) anche ai produttori e detentori (ad ogni titolo) di apparecchi di puro intrattenimento, ovvero dai videogiochi al calciobalilla.

“Al fine di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei giochi e la diffusione del gioco illegale, nonché di perseguire un razionale assetto sul territorio dell’offerta di gioco pubblico, presso l’Agenzia delle dogane e dei monopoli è istituito, a decorrere dall’esercizio 2020, il Registro unico degli operatori del gioco pubblico”, si legge nella relazione tecnica al provvedimento che attende solo la firma del Presidente della Repubblica.

“L’iscrizione al Registro costituisce titolo abilitativo per i soggetti che svolgono attività in materia di gioco pubblico ed è obbligatoria anche per i soggetti già titolari, alla data di entrata in vigore della presente norma, dei diritti e dei rapporti in esso previsti. Devono iscriversi al Registro le seguenti categorie di operatori: a) i soggetti 1) produttori; 2) proprietari; 3) possessori ovvero detentori a qualsiasi titolo degli apparecchi e terminali di cui all’articolo 110, comma 6, lettere a) e b)”, ovvero Awp e videolotterie. Ma anche “ i soggetti, produttori, proprietari, possessori ovvero detentori a qualsiasi titolo degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 7, lettere a), c), c-bis) e c-ter) del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni”.

E chi sarebbero costoro? Dietro una definizione complessa vengono indicati quei giochi senza vincita in denaro per lo più utilizzati dai bambini. Ovvero le gru che distribuiscono premi di modico valore, quelli, basati sulla sola abilità fisica, mentale o strategica, che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in relazione all’abilità del giocatore e il costo della singola partita può essere superiore a 50 centesimi di euro (videogiochi e similari) e perfino i calciobalilla, i kiddie rides per bambini, i dardi e le carambole a gettone.

L’estensione dell’iscrizione imporrà il versamento di 200 euro anche a chi, come spesso accade, deciderà di installare un calciobalilla all’interno di un pubblico esercizio anche per un breve periodo di tempo. In caso contrario è prevista una sanzione di 10.000 euro. Ma il legislatore sa a quanto può ammontare l’incasso di un calciobalilla o di un kiddie rides flipper (tolte le imposte)? Senza contare la trafila burocratica prevista per l’iscrizione all’elenco e e il rinnovo del certificato antimafia?

Una certificazione antimafia per installare nel proprio locale un flipper o un kiddie rides! Roba da proibizionismo anni ’40. E pensare che un politico ‘illuminato‘ in questi giorni ha promesso incentivi per chi deciderà di riconvertire la proprio attività dalle gestione delle slot agli apparecchi di puro intrattenimento.

Se le premesse sono queste… c’è davvero da stare tranquilli. mc